Francesca Bonafini

Da "Mangiacuore" (Fernandel, 2008) a "La cattiva reputazione" (Avagliano, 2016) : l'archivio delle mie pubblicazioni, presentazioni, readings, rassegna stampa

“La cattiva reputazione” in viaggio – le date autunnali

 Cover_La cattiva reputazione_HDLa cattiva reputazione (Avagliano, 2016)

Le date dell’autunno 2016 – inverno 2017

SCANDICCI (FI) – 29 ottobre, Libreria Centrolibro Scandicci, ore 17.30. Con Emanuele Ponturo e Marco Innocenti.
PALERMO – 19 novembre, Caffè del Teatro Massimo, ore 10,30. Con Emanuele Ponturo e Beatrice Monroy.
BAGHERIA – 20 novembre, Galleria d’arte Drago, ore 18. Con Ornella Piazza e a cura della libreria Interno95.
CATANIA – 24 novembre, libreria Catania Libri, orario da definire. Con Nicola Savoca.
SIRACUSA – 27 novembre, libreria Mascali, ore 18. Con Giuseppina Norcia.
VIGASIO (VR) – 9 febbraio, palazzetto dello sport, ore 20.30, dettagli da definire.
FERRARA – 9 marzo, gruppo di lettura, dettagli da definire.

Date in via di definizione per il 2017: Pesaro, Pescara, Roma, Milano e altre.

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Libreria Universitaria

 

 

La cattiva reputazione – rassegna stampa

“Lessico giocosamente punteggiato da termini desueti”
(Matteo Giancotti su La Lettura del Corriere della Sera)

“Questo romanzo incanta e conduce chi legge nel cuore della capacità di essere se stessi a dispetto del giudizio degli altri, resistendo ai luoghi comuni.”
(Simona Lo Iacono su Letteratitudine)

“Un’escursione nel mondo sterminato del linguaggio d’invenzione”
(Alessandro Moscè su Pelagos. Rivista di Letteratura Contemporanea e sulla rivista Prospettiva)

“Francesca Bonafini ha scritto un romanzo che pare una jam session, però una di quelle dove suona gente parecchio brava, che non fa calare mai il ritmo fino alla fine.”
(Giovanni Pannacci su L’arte della menzogna)

“Una lingua rotonda, ritmata, armoniosa e perfetta. Non è certo una novità che la prosa di Francesca Bonafini prediliga le sonorità, e questo romanzo talvolta pare cantato.”
(Caterina Falconi su Libroguerriero).

“Un linguaggio scoppiettante e personale, originalissimo”
(La Provincia, settimanale di Sondrio)

“Francesca Bonafini scava, va giù a fondo, apre tutte quelle porte che teniamo sotto chiave”

(Fabiana Marzotto sul blog letterario Tre mandorle al dì)

“La scrittura della Bonafini è vivace, un flusso di coscienza che travolge”
(Rossella Montemurro su IlMioTg.it)

“Inconfondibile, il passo andante di Francesca Bonafini, il ritmo del suo camminare scrivendo. Con il suo stile che non delude mai conduce il lettore in una storia d’amore e d’anarchia”
(Valentina Ferri)


INTERVISTE

“Le parole della letteratura sono gustose, e Nina ne sente il sapore, ci gioca, se le mastica con godimento. Credo che questo accada a chiunque abbia un rapporto autentico con la lettura: le parole dei testi nutrono la quotidianità, tornano a essere carne, finiscono per abitare nella viva voce di un lettore innamorato della lingua.”
– (Dall’intervista apparsa sul blog letterario L’arte della menzogna)

“Rinunciando a un legame sicuro, avvio fra noi un rapporto libero” scriveva Illich. Sarò temeraria, ma mi piace pensare all’amore come a una promessa che si rinnova giorno per giorno, in totale autonomia da ogni condizionamento istituzionale. I condizionamenti istituzionali assicurano la facciata. Non la sostanza.
– (Dall’intervista apparsa sul portale Il Mascalzone)

Il linguista Harald Weinrich dice giustamente che le parole sono innocenti, che l’inganno non è nella lingua, ma nell’uso che se ne fa. Credo sia dunque importante cercare di fare delle parole un utilizzo consapevole, virtuoso, responsabile. Il che comporta, a mio modo di vedere, anche la capacità di restare in silenzio. Il silenzio fa bene alle parole.
– (Dall’intervista apparsa sul portale Finzioni


INTERVISTE RADIO

 

INTERVISTE TV

Intervista a Telequattro, tv regionale del Friuli Venezia Giulia, trasmissione Trieste in diretta, dove abbiamo  conversato di cattive reputazioni, di anarchia dell’amore, del sapore delle parole, della lettura come capacità di ascolto, della fortuna di incontrare dei maestri, del progetto e dell’imprevedibilità, e infine di film belli come “Non essere cattivo” di Claudio Caligari.

RAI NEWS 24
Francesca Bonafini parla de La cattiva reputazione (Avagliano, 2016) nella trasmissione Il Sabbatico di Rai News 24.

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Quarta di copertina de "La cattiva reputazione"

La cattiva reputazione in viaggio, tutte le tappe:

BOLOGNA – 10 maggio, Libreria Trame, ore 20.30. Con Alessandra Sarchi.
TORINO – 12 maggio, Libreria Golem, ore 18. Con Fabiana Marzotto.
MODENA – 20 maggio, Emily Bookshop, ore 18.30. Con Eliselle.
VERONA – 29 maggio, Vib – Spazio Vibrissae, ore 11.30. Con Federica Sgaggio.
IMOLA – 4 giugno, libreria Coop, ore 17.30. Con Muriel Pavoni.
BOLOGNA – 8 giugno, reading in Piazza Verdi per “Piazza Letterarie“, a partire dalle ore 18.
NAPOLI – 14 giugno, Libreria Iocistò, ore 18.30. Con Patrizia Rinaldi e Carmen Pellegrino.
FUNO (BO) – 18 giugno, piazza del Mercato, ore 21. Con Samanta Picciaiola.
TRIESTE – 25 giugno, Summertat – rassegna estiva della libreria In der Tat, ore 19.
TIRANO (SO) – 29 giugno, rassegna “dimercoledì- un mosaico di libri e parole, libreria Il Mosaico, ore 21. Con Sara Baldini.
VERONA – 8 luglio, aperitivo alla libreria cooperativa Libre, ore 18.
SCANDICCI (FI) – 29 ottobre, Libreria Centrolibro Scandicci, ore 17.30. Con Emanuele Ponturo e Marco Innocenti.
PALERMO – 19 novembre, Caffè del teatro Massimo, ore 10,30. Con Emanuele Ponturo e Beatrice Monroy.
BAGHERIA – 20 novembre, Galleria d’arte Drago, ore 18. Con Ornella Piazza e a cura della libreria Interno95.
CATANIA – 24 novembre, libreria Catania Libri, orario da definire. Con Nicola Savoca.
SIRACUSA – 27 novembre, libreria Mascali, ore 18. Con Giuseppina Norcia.
VIGASIO (VR) – 9 febbraio, palazzetto dello sport, ore 20.30, dettagli da definire.
FERRARA – 9 marzo, gruppo di lettura, dettagli da definire.

Date in via di definizione per il 2017: Pesaro, Pescara, Roma, Milano e altre.

La cattiva reputazione al Salone Internazionale del Libro 2016 a Torino dal 12 al 16 maggio allo stand di Avagliano Editore, padiglione 1, stand E67.

Avagliano - Salone 2016

La cattiva reputazione: conversazione radiofonica a Il Posto delle Parole

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“E il garbo di una frase è il suo insostituibile sapore; e tale sapore non è altro che il suo ritmo”. Da questa frase di Fabrizio Frasnedi citata in esergo ne La cattiva reputazione (Avagliano, 2016) ha preso avvio la mia conversazione radiofonica con Livio Partiti per Il posto delle parole, andata in onda sabato 15 ottobre 2016 e che si può riascoltare qui.

In apertura de "La cattiva reputazione" (Avagliano, 2016)

In apertura de “La cattiva reputazione” (Avagliano, 2016)

 

Centrifuga – 29 scrittori raccontano le periferie

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Centrifuga
di AA.VV.
192 pagine
€ 11,00
Età 12-15 anni
Sinnos editrice, collana zona franca

Protagonista di questo libro è la città: non la città dei centri e delle piazze rinascimentali, delle opere d’arte e dei turisti, ma la città delle periferie, dei palazzi, dei quartieri popolari. In tanti racconti (scritti da specialisti delle storie per ragazzi, ma anche da autori che generalmente si rivolgono al pubblico adulto) gli stereotipi sulle periferie vengono rovesciati da storie che sorprendono, divertono, commuovono quando meno te lo aspetti. Un collettivo di scrittori, appassionati e battaglieri, per iniziare ad immaginare una nuova idea di città, per stupire ed essere stupiti, per scoprire energie nuove, pulite e spiazzanti. E, sopratutto, per sostenere un progetto di promozione della lettura che lavora nelle periferie e nelle scuole: quello di Leggimi Forte di Pomigliano D’Arco.

Gli autori: Sara Bilotti, Francesca Bonafini, Massimo Cacciapuoti, Janna Carioli, Fabrizio Casa, Vanna Cercenà, Lodovica Cima, Zita Dazzi, Antonio Ferrara, Francesco Forlani, Martina Forti, Maria Franco, Sofia Gallo, Dacia Maraini, Beatrice Masini, Luisa Mattia, Antonella Ossorio, Pino Pace, Isabella Paglia, Anna Pavignano, Nino Piccione, Patrizia Rinaldi, Livia Rocchi, Febe Sillani, Annalisa Strada, Bruno Tognolini, Anna Vivarelli, Laura Walter

L’antologia contiene un mio racconto intitolato Celestiale, di cui si può leggere l’incipit qui.

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Il 22 ottobre 2016 è la giornata di Centrifuga. Alcuni degli autori che hanno scritto per questa antologia saranno in 13 città diverse e presentare il loro racconto e il progetto. Ecco l’elenco completo di librerie e autori (per gli orari – se non indicati – potete consultare i siti delle diverse librerie):

TRIESTE: Febe Sillani/Libreria Lovat , Viale XX Settembre 20

VENEZIA: Livia Rocchi /Libreria Ohana Fondamenta del Gaffaro, Dorsoduro 3535

PADOVA: Laura Walter/ Libreria Pel Di Carota, Via Boccalerie, 29

TORINO: Sofia Gallo/Pino Pace/Anna Vivarelli Binaria Book, Via Sestriere, 34

BRESCIA: Annalisa Strada, La Libreria dei Ragazzi, Via S. Bartolomeo, 15

MILANO: Lodovica Cima/Beatrice Masini/Zita Dazzi ARIBAC Via Porpora, 61

FIRENZE: Vanna Cercenà/Libreria Cuccumeo Via Enrico Mayer, 11-13 r

ROMA: Fabrizio Casa/ Libreria L’amico Fritz Via Pascal, 7/9
Paolo Di Paolo/Dacia Maraini, Libreria Ottimomassimo, Via L. Manara 17

FOGGIA: Bruno Tognolini, Libreria RioBo, Via Matteotti 74

COSENZA: Nino Ferrara /Convegno Letteratura per Ragazzi (luogo da definire)

PALERMO: Annamaria Piccione, Libreria Dudi , Via Quintino Sella 71

BOLOGNA: Alla Giannino Stoppani ci saranno Bruna Gambarelli, assessore cultura e periferie della città, Francesca Bonafini, scrittrice, Mariagrazia Avallone, Presidente di Leggimi Forte e Della Passarelli, direttrice editoriale di Sinnos

POMIGLIANO D’ARCO: Nella Sala Consiliare, insieme a Pasquale Avallone, Fondatore di Leggimi Forte, e Patrizia Rinaldi, ideatrice di Centrifuga e Premio Andersen –Miglior Autrice 2016, ci saranno Franca Trotta, Assessore Istruzione e Cultura del Comune, Sara Bilotti, autrice di Centrifuga, Domenica De Falco del Centro Leggimi Forte

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La cattiva reputazione su Rai News 24

Francesca Bonafini parla de La cattiva reputazione (Avagliano, 2016) nella trasmissione Il Sabbatico di Rai News 24.

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“Quella faccenda lì del ruminare”

Roberto Carnero in un suo pezzo intitolato È bello sapere versi a menadito uscito su Avvenire il 19 giugno 2016, cita in chiusura Casa di carne (Avagliano, 2014).

Avvenire Casa di carne 016.poesia

 

Scrive Carnero:

Una giovane scrittrice bolognese, Francesca Bonafini, in un suo romanzo uscito un paio d’anni fa (Casa di carne, Avagliano) sposa l’idea che imparare a memoria è forse l’unico modo per comprendere davvero la poesia: “È bello sapere che le parole che suonano bene sono sempre lì pronte nella tua testa a risuonare, che non hai bisogno di libri per ricordarle, che non ti abbandonano mai e cantano per te tutte le volte che ti vien voglia, e che ruminarle, tenerle in bocca, mandarle giù, richiamarle in bocca, rimandarle giù e poi digerirle e lasciare che ritornino trasformate in altro, in parole tue, ecco che quella faccenda lì del ruminare è poi forse l’unica forma di comprensione, per quel poco che delle umane cose ci è dato di comprendere.”
Altro che “analisi del testo” e “schede di lettura”…

Casa di carne-copertina
Casa di carne - quarta di copertina

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La cattiva reputazione on the road e rassegna stampa

 Cover_La cattiva reputazione_HDLa cattiva reputazione (Avagliano, 2016)

le date della primavera 

BOLOGNA – 10 maggio, Libreria Trame, ore 20.30. Con Alessandra Sarchi.
TORINO – 12 maggio, Libreria Golem, ore 18. Con Fabiana Marzotto.
MODENA – 20 maggio, Emily Bookshop, ore 18.30. Con Eliselle.
VERONA – 29 maggio, Vib – Spazio Vibrissae, ore 11.30. Con Federica Sgaggio.
IMOLA – 4 giugno, libreria Coop, ore 17.30. Con Muriel Pavoni.
BOLOGNA – 8 giugno, reading in Piazza Verdi per “Piazza Letterarie“, a partire dalle ore 18.
NAPOLI14 giugno, Libreria Iocistò, ore 18.30. Con Patrizia Rinaldi e Carmen Pellegrino.
FUNO (BO) – 18 giugno, piazza del Mercato, ore 21. Con Samanta Picciaiola.
TRIESTE –  25 giugno, Summertat – rassegna estiva della libreria In der Tat, ore 19.
TIRANO (SO) – 29 giugno, rassegna “dimercoledì- un mosaico di libri e parole, libreria Il Mosaico, ore 21. Con Sara Baldini.
VERONA – 8 luglio, aperitivo alla libreria cooperativa Libre, ore 18.

Date in via di definizione per l’autunno: Pesaro, Firenze, Pescara, Roma, Milano, Palermo, Catania, Siracusa, Trapani, Messina, Genova e altre ancora.

La cattiva reputazione al Salone Internazionale del Libro 2016 a Torino dal 12 al 16 maggio allo stand di Avagliano Editore, padiglione 1, stand E67.

Avagliano - Salone 2016

 

Radio Radicale, intervista a Francesca Bonafini per "La cattiva reputazione" e a Daniela D'Angelo (Avagliano editore), Torino, Salone del Libro 2016

Radio Radicale, Massimiliano Coccia intervista Francesca Bonafini per “La cattiva reputazione” e Daniela D’Angelo (Avagliano editore). Torino, Salone del Libro 2016. L’intervista si può ascoltare qui.

 

Torino, Salone del Libro 2016, stand di Avagliano editore.

Torino, Salone del Libro 2016, stand di Avagliano editore.

 

Alessandra Sarchi e Francesca Bonafini alla libreria Trame di Bologna per l'anteprima de "La cattiva reputazione", 10 maggio 2016. (Foto di Claudio Guerra)

Alessandra Sarchi e Francesca Bonafini alla libreria Trame di Bologna per l’anteprima de “La cattiva reputazione”, 10 maggio 2016. (Foto di Claudio Guerra)

 

La presentazione napoletana de "La cattiva reputazione" con Patrizia Rinaldi e Carmen Pellegrino. http://www.gazzettadinapoli.it/2016/06/14/francesca-bonafini-paolo-rumiz-appuntamento-

La presentazione napoletana de “La cattiva reputazione” con Patrizia Rinaldi e Carmen Pellegrino. (Foto di Ciro Orlandini).

 

Su Il Piccolo di Trieste, in occasione della presentazione triestina alla libreria In der Tat

Su Il Piccolo di Trieste, in occasione della presentazione triestina alla libreria In der Tat

 

RASSEGNA STAMPA

“Lessico giocosamente punteggiato da termini desueti”
(Matteo Giancotti su La Lettura del Corriere della Sera)

“Questo romanzo incanta e conduce chi legge nel cuore della capacità di essere se stessi a dispetto del giudizio degli altri, resistendo ai luoghi comuni.”
(Simona Lo Iacono su Letteratitudine)

“Un’escursione nel mondo sterminato del linguaggio d’invenzione”
(Alessandro Moscè su Pelagos. Rivista di Letteratura Contemporanea e sulla rivista Prospettiva)

“Francesca Bonafini ha scritto un romanzo che pare una jam session, però una di quelle dove suona gente parecchio brava, che non fa calare mai il ritmo fino alla fine.”
(Giovanni Pannacci su L’arte della menzogna)

“Una lingua rotonda, ritmata, armoniosa e perfetta. Non è certo una novità che la prosa di Francesca Bonafini prediliga le sonorità, e questo romanzo talvolta pare cantato.”
(Caterina Falconi su Libroguerriero).

“Un linguaggio scoppiettante e personale, originalissimo”
(La Provincia, settimanale di Sondrio)

“Francesca Bonafini scava, va giù a fondo, apre tutte quelle porte che teniamo sotto chiave”

(Fabiana Marzotto sul blog letterario Tre mandorle al dì)

“La scrittura della Bonafini è vivace, un flusso di coscienza che travolge”
(Rossella Montemurro su IlMioTg.it)

“Inconfondibile, il passo andante di Francesca Bonafini, il ritmo del suo camminare scrivendo. Con il suo stile che non delude mai conduce il lettore in una storia d’amore e d’anarchia”
(Valentina Ferri)

La cattiva reputazione su La Lettura - Corriere della Sera


Recensione su Prospettiva - La cattiva reputazione

 

La Provincia di Sondrio La cattiva reputazione

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INTERVISTE

“Le parole della letteratura sono gustose, e Nina ne sente il sapore, ci gioca, se le mastica con godimento. Credo che questo accada a chiunque abbia un rapporto autentico con la lettura: le parole dei testi nutrono la quotidianità, tornano a essere carne, finiscono per abitare nella viva voce di un lettore innamorato della lingua.”
– (Dall’intervista apparsa sul blog letterario L’arte della menzogna)

“Rinunciando a un legame sicuro, avvio fra noi un rapporto libero” scriveva Illich. Sarò temeraria, ma mi piace pensare all’amore come a una promessa che si rinnova giorno per giorno, in totale autonomia da ogni condizionamento istituzionale. I condizionamenti istituzionali assicurano la facciata. Non la sostanza.
– (Dall’intervista apparsa sul portale Il Mascalzone)

Il linguista Harald Weinrich dice giustamente che le parole sono innocenti, che l’inganno non è nella lingua, ma nell’uso che se ne fa. Credo sia dunque importante cercare di fare delle parole un utilizzo consapevole, virtuoso, responsabile. Il che comporta, a mio modo di vedere, anche la capacità di restare in silenzio. Il silenzio fa bene alle parole.
– (Dall’intervista apparsa sul portale Finzioni

 

INTERVISTE TV

Intervista a Telequattro, tv regionale del Friuli Venezia Giulia, trasmissione Trieste in diretta, dove abbiamo  conversato di cattive reputazioni, di anarchia dell’amore, del sapore delle parole, della lettura come capacità di ascolto, della fortuna di incontrare dei maestri, del progetto e dell’imprevedibilità, e infine di film belli come “Non essere cattivo” di Claudio Caligari.

RAI NEWS 24
Francesca Bonafini parla de La cattiva reputazione (Avagliano, 2016) nella trasmissione Il Sabbatico di Rai News 24.

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INTERVISTE RADIO

 

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La cattiva reputazione —­­ in libreria dal 12 maggio

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Paola, che le amiche chiamano Pillo, manda improvvisamente all’aria il suo matrimonio con Pinuccio, che gli amici chiamano Nuccio, un ragazzo prevedibile che le avrebbe garantito un futuro stabile ma senza emozioni. Il colpo di testa si deve all’innamoramento folle per il bel Pierluca, un chitarrista biondo ed enigmatico, e si interseca con un altro innamoramento folle, quello dell’amica Nina per Luigi, pianista nella stessa band in cui suona Pierluca.
Le ragazze iniziano un’avventura on the road in compagnia di altre due giovani donne inquiete quanto loro. Un viaggio che le porterà a confrontarsi con i temi dell’amore, del matrimonio, della famiglia e con la difficoltà di crescere senza adattarsi alle regole precostituite, obbligatorie per tutti.
Sullo sfondo di un’Italia ipocrita e moralista, le protagoniste, durante il loro viaggio, faranno molti incontri: i fratelli marchigiani Danilo e Tommaso e la loro famiglia omofoba, l’infermiera Silvia Berneri e il suo coraggio ribelle, il giovane tunisino Jamil, i salotti della Milano bene, un solitario ragazzo genovese e un’ombra che torna dal passato di Nina.
Grazie a una scrittura pirotecnica e briosa Francesca Bonafini ci regala un sorprendente romanzo d’amore e d’anarchia.

Quarta di copertina de "La cattiva reputazione"

francesca bonafini

Francesca Bonafini (Verona 1974) vive a Bologna. Numerosi suoi racconti sono apparsi su riviste, quotidiani e antologie. È presente nel Dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango, 2008). Ha pubblicato il romanzo Mangiacuore (Fernandel, 2008). È coautrice del romanzo collettivo Il cavedio (Fernandel, 2011). Ha scritto di musica italiana e in particolare di Ivano Fossati nel volume Sex machine. L’immaginario erotico nella musica del nostro tempo (Auditorium, 2011). Ha pubblicato il libro umoristico a quattro mani Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti (Ad est dell’equatore, 2015). Con Avagliano editore ha pubblicato il romanzo Casa di carne (2014), con cui è arrivata finalista al Premio Letterario Internazionale Scrivere per Amore.


 

Un’assenza che grida

“Il melodramma, dicevamo, fu dunque tragedia, nei modi della musica, e, ci pare di poter dire, tragedia dell’umano sentire, degli affetti inappagati; ci piacerebbe, con parola rinnovata nel senso dal moderno sapere, tragedia del desiderio. La musica, del resto, meglio della parola, è linguaggio privilegiato a dar voce ai moti nascosti della psiche. Il personaggio di melodramma è insomma, nella nostra visione, portatore e figura, innanzitutto, di ciò che i francesi chiamerebbero un manque, un’assenza, dunque, un’assenza che grida, nei modi della musica, fino alle soglie estreme degli stili musicali, che confinano appunto con l’urlo e con il grido. Il virtuosismo vocale, che si esprime con gli stilemi di ogni epoca, gli abbellimenti, le puntature esprimono, nella nostra visione, non solo il fascino intrinseco nel virtuosismo stesso, ma la tensione verso il confine del grido inesausto e disperato, come l’urlo di Giobbe al cielo. Come dire che il virtuosismo, aldilà del suo volto angelico, che evoca il canto dell’usignolo o la voce materna nell’universo prenatale, è esso stesso una maschera tragica: confina infatti sempre con la possibilità di una caduta. Come i trapezisti, gli acrobati, i funamboli nel circo, l’esecutore è infatti sempre al limite delle proprie possibilità, e dunque sull’orlo di un baratro, con la morte negli occhi, al confine con la terra di nessuno di Medusa. Ed è, nello stesso tempo, ai confini del linguaggio. Linguaggio significa elaborazione, tollerabilità, ammorbidimento culturale del disperare; e il linguaggio della musica accompagna il personaggio nel suo modulare il motivo dell’assenza che lo fa soffrire, ma, mentre lo accompagna e lo guida, gli mostra il ciglio dell’abisso, di quella rupe di Leucade al colmo della quale il canto può solo diventare grido”.

Fabrizio Frasnedi, da Figure dell’abbandono. Permanenza e variazioni di un paradigma antropologico e del suo lessico, in “Storia della lingua italiana e storia della musica” (2005).

Mangiacuore a teatro

In occasione di A scena aperta. Incontri nei teatri storici dell’Emilia Romangna sabato 9 aprile alle ore 17.30 al teatro Zeppilli di Pieve di Cento va in scena il reading tratto da Mangiacuore, il mio primo romanzo che uscì nel 2008 edito da Fernandel.
In apertura: letture dall‘Orlando furioso, di cui si festeggiano i cinquecento anni dalla prima edizione a stampa (1516).
L’ingresso è gratuito.

locandina A scena Aperta - open day teatri storici

 

La pratica narrativa come atto politico: costruire passioni alternative al culto della morte

In altre parole, questa non è la rivolta dell’islam o dei musulmani, ma un problema che riguarda due categorie di giovani. Non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo.”
(Olivier Roy, da “L’islam è un pretesto”, su Internazionale del 27 nov./3 dic. 2015)

Il bellissimo articolo di Olivier Roy sulla pretestuosità della fede religiosa dei jihadisti mette in primo piano il dato anagrafico, ovvero la giovinezza dei combattenti, elemento che a me è sempre sembrato particolarmente rilevante, benché spesso trascurato dai vari commentatori delle complesse e tragiche vicende della contemporaneità. Forse perché trascurarlo è funzionale ai poteri, quali essi siano, che della carne da macello pronta a immolarsi per una causa si servono da che mondo è mondo? È un’ipotesi possibile.

L’oggetto di qualsiasi idolatria è sempre un pretesto: il problema è dunque l’idolatria in sé, non l’oggetto. Non è una questione di religione islamica come qualcuno, strumentalmente, vorrebbe farci credere.
Il “tifoso” che va allo stadio a menare le mani ha a cuore solo il proprio desiderio narcisistico di menare le mani: della squadra di cui si dichiara sostenitore non gliene importa in realtà un fico secco. Così il terrorista.

La giovinezza va sempre cercando appartenenze forti, radicali, manichee, e l’Is offre, truffaldinamente, una causa per cui sacrificarsi. Fermo restando che, per come la penso io, qualsiasi causa che richieda violenza, nonché il sacrificio della propria e della altrui vita, è sempre truffaldina, ciò che Olivier Roy rileva nell’attrazione che l’Is esercita sui giovani – e in particolar modo i cosiddetti foreign fighters, che non hanno motivo alcuno di risentimenti di stampo economico o politico – è soprattutto l’elemento nichilistico, che è il vero motore di ogni pratica terroristica. 

Roy chiude l’articolo con queste parole:

Quanto ai convertiti, scelgono l’islam perché sul mercato della rivolta radicale non c’è altro. Entrare nell’Is significa avere la certezza di poter seminare il terrore”.

Il perdente radicale - EnzensbergerLeggendo l’articolo di Roy mi è tornato in mente un breve saggio di Enzensberger intitolato Il perdente radicale, uscito nel 2006 (in Italia nel 2007). E mi è venuto in mente non a caso: qualche giorno fa, mentre lo rileggevo, ho trovato, infatti, tra le indicazioni bibliografiche a cui l’autore fa riferimento a sostegno della propria argomentazione, proprio un testo di Olivier Roy del 2004 (“Globalized Islam: The search for a new Ummah”).

Scrive Enzensberger:

“Che il terrorismo danneggi gravemente non solo l’immagine dell’islam, ma anche le condizioni di vita dei suoi adepti in tutto il mondo, agli islamisti non importa proprio nulla, come non importava ai nazionalsocialisti la rovina della Germania. In quanto avanguardisti della morte, non hanno riguardi per la vita dei loro confratelli. Per gli islamisti, il fatto che per la maggior parte i musulmani non abbiano alcuna voglia di far saltare in aria se stessi e altri dimostra unicamente che essi non hanno meritato di meglio della loro liquidazione”.

E, ancora, sul parallelo con i nazisti:

“Alla fine della Repubblica di Weimar vasti strati della popolazione si sentivano perdenti. I dati oggettivi sono eloquenti; tuttavia la crisi economica e la disoccupazione non sarebbero bastate per portare Hitler al potere. Occorreva una propaganda mirata al fattore soggettivo: il rancore narcisistico suscitato dalla sconfitta del 1918 e dal trattato di Versailles. La maggior parte dei tedeschi cercava la colpa presso altri. […] La bruciante sensazione di essere perdenti poteva essere compensata solo dalla fuga in avanti, nella megalomania. Fin dall’inizio impazzava nelle teste dei nazionalsocialisti il fantasma del dominio mondiale. Quindi i loro obiettivi erano sconfinati e non negoziabili; in questo senso erano non solo irreali, ma impolitici. Nessuna considerazione degli assetti mondiali era in grado di convincere Hitler e i suoi seguaci che la guerra di un piccolo paese mitteleuropeo contro il resto del mondo era destinata al fallimento. Al contrario. Il perdente radicale non conosce la risoluzione del conflitto, il compromesso, in grado di coinvolgerlo in un normale intreccio di interessi e di disinnescare la sua energia distruttiva. Quanto più assurdo il suo progetto, tanto più fanaticamente lo persegue. Non è peregrina l’ipotesi che Hitler e i suoi accoliti mirassero non a vincere, ma a radicalizzare e perpetuare il loro status di perdenti. Naturalmente la rabbia accumulata si scaricò in una guerra di sterminio senza precedenti contro tutti gli altri che ritenevano responsabili delle loro sconfitte – in primis si trattava di far fuori gli ebrei e tutti i nemici del 1919 –, ma non intendevano affatto risparmiare i tedeschi. Il loro vero obiettivo non era la vittoria, ma lo sterminio, il dissolvimento, il suicidio collettivo, la fine con orrore.

Ebbene, cosa possiamo fare noi di fronte a tutto questo?

Forse, l’unica azione davvero praticabile, concretamente praticabile, per lo meno per quel che riguarda le nostre piccole vite, è lo sforzo di costruire, giorno per giorno, ognuno secondo le proprie capacità e i propri mezzi, non solo l’attitudine all’accoglienza e il senso dell’alterità, ma anche la possibilità di passioni alternative al culto della morte. Che, in quanto alternative al culto nichilistico della morte, non sono mai idolatriche.

Questa è anche, io credo, la responsabilità del narratore.
A questo proposito, da un’intervista su Letteratitudine (estate 2014):
“[…] E infatti, gira e rigira, si torna poi sempre alla faccenda della carne, perché si possono fare tante belle e dotte disamine politiche, economiche e sociali, ma alla fin fine, se ognuno di noi fosse intimamente persuaso che mai, per nessun motivo, è lecito uccidere, perché ogni vita è unica e irripetibile, non credi che sarebbe tutto un po’ più semplice? La via del dialogo per la risoluzione dei conflitti non sarebbe forse maggiormente percorribile? Certo c’è sempre qualcuno a cui non conviene la via del dialogo. Ma se coloro i quali traggono profitto dai focolai di conflittualità diffusa fossero infine anch’essi persuasi dell’inviolabilità di ogni vita? Il cambiamento veramente rivoluzionario è sempre un processo individuale, è in rapporto con la trasformazione delle coscienze individuali.
 Sta di fatto che io, guardandomi attorno e leggendo i giornali, perlopiù ammutolisco. Mi sento impotente, inadeguata. Percepisco nettamente la carenza dei miei mezzi, delle mie poche competenze, ma anche di eventuali parole buttate lì nell’immediatezza dei fatti, parole che inevitabilmente suonerebbero vacue, inutili e imprecise. E mi chiedo: in che modo posso tirar fuori la mia piccola voce? Mi rispondo: narrando. Raccontando storie minuscole. Virginia Woolf, ne “Le tre ghinee”, alla domanda su come si possa prevenire la guerra risponde: si previene non con la valutazione della situazione politica internazionale, bensì attraverso la narrazione di biografie. Raccontare storie di vita è l’antidoto migliore alla guerra, scrive Adriana Cavarero, che ricorda anche di quanto Hannah Arendt tenesse in considerazione, come vero e proprio atto politico, la pratica narrativa, che ha il merito di mettere in primo piano l’unicità dell’essere umano. Narrare: un antidoto alla guerra che scommette su un futuro sempre di là da venire, un antidoto lungimirante, volto alla trasformazione delle coscienze individuali.

E i veri costruttori di pace sono sempre coloro che scelgono di tessere, giorno per giorno, i fili di una trama di senso (Fabrizio Frasnedi)

 

H.M. Enzensberger, in “Prospettive sulla guerra civile”, Einaudi, 1994Anche la guerra microscopica, molecolare, non dura in eterno. Una volta finite le battaglie di strada arrivano i vetrai, dopo il saccheggio, nella cabina devastata, due uomini riallacciano con le tenaglie i cavi del telefono. In cliniche sovraffollate medici in servizio d’emergenza lavorano l’intera notte per salvare la vita dei sopravvissuti.

La perseveranza di questi uomini ha del miracoloso. Sanno che non possono rimettere a posto il mondo. Soltanto un angolo, un tetto, una ferita. Sanno persino che gli assassini torneranno, poche settimane o dieci anni dopo…

Si è voluto fare di Sisifo un eroe esistenzialista, un outsider e ribelle di tragicità sovrannaturale, avvolto da un satanico fulgore. Forse è tutto errato. Forse Sisifo è qualcosa di molto più importante, ossia un personaggio della vita quotidiana…

Non era un filosofo, ma una mente astuta. Si narra che riuscì a incatenare la morte e che più nessuno morì sulla terra finché Ares, il dio della guerra, liberò la morte e le consegnò Sisifo stesso. Ma questi raggirò la morte per la seconda volta, e riuscì a tornare sulla terra. Dicono che sia diventato molto vecchio.

Più tardi, come punizione per la sua avvedutezza, fu condannato a far rotolare un pesante macigno fino alla sommità di un monte, in eterno. Questo macigno è la pace.

(H.M. Enzensberger, in Prospettive sulla guerra civile, Einaudi, 1994).

Ciò che qui Enzensberger chiama pace altro non è che il senso. E i veri costruttori di pace sono sempre coloro che scelgono di tessere, giorno per giorno, i fili di una trama di senso; gli uomini di Sisifo sono costruttori di senso. “Sanno che non possono rimettere a posto il mondo. Soltanto un angolo, un tetto, una ferita”. […]

Se siamo quei vivi che non rinunciano a rimettere a posto un angolo, un tetto, una ferita, allora anche la vita degli altri ci appare come la fatica continua di non rinunciare a rimettere a posto quel che si può, e la riguardiamo con solidarietà, e vorrei dire con tenerezza.

Penso, quando parlo di tenerezza, all’annaspare di tutti, alla lotta di ognuno, persino all’inevitabile disperdersi e perdere la bussola e smarrirsi… Perché il non senso, stretto fratello della violenza, sembra un mare, e costruire senso assomiglia a vuotare il mare con un secchiello, o con il famoso paniere bucato.

Fabrizio Frasnedi in La lingua, le pratiche, la teoria. Le botteghe dell’agilità linguistica, Clueb 1999.

La lingua, le pratiche, la teoria. Le botteghe dell'agilità linguistica - Fabrizio Frasnedi

Fabrizio Frasnedi, mio Maestro amatissimo

Le parole di Fabrizio Frasnedi sono il mio nutrimento quotidiano, la mia guida, il mio conforto. Sono ormai parte di me, le sue parole, sono carne mia, mi accompagnano in tutto ciò che faccio. Eppure non mi bastano mai, ne cerco altre, ne voglio altre, ancora. Per questo, tutte le volte che mi è stato possibile, sono andata ad ascoltarlo far lezione. In punta di piedi, nascostamente, a sua insaputa.
L’ho amato per tanti anni in silenzio, da lontano. Soltanto di recente ho preso coraggio (ho avuto il coraggio della mia timidezza, come il conte Mosca con la Sanseverina ne “La certosa di Parma” di Stendhal) e sono riuscita a dirglielo, questo bene. Ma ho avuto anche la sensazione che il mio dire fosse insufficiente, che il mio affetto e la mia gratitudine e la fascinazione per quelle sue incantevoli passeggiate nei testi strabordassero nell’ineffabile. Perché il suo insegnamento trascende l’ambito linguistico e letterario: è un insegnamento per la vita. Chiunque l’abbia conosciuto, chiunque abbia avuto questa fortuna, sa che è proprio così come dico.
Nel 2014, dopo la presentazione di “Casa di carne” alla libreria Ambasciatori, gli inviai questa foto. “Questa fotografia un po’ sgranata la conserverò tra i ricordi più belli”, gli scrissi. Lui rispose: “Grazie. Farò lo stesso”.
È stato il mio Maestro. Mi mancherà tanto, e mentre lo scrivo mi viene da piangere. Ma so che da quando l’ho incontrato, quindici anni fa, non è passato un giorno senza che io abbia avuto un pensiero d’affetto per lui. E sarà così finché avrò respiro.
Fabrizio, che bellissimo nome.

Bologna, con Fabrizio Frasnedi alla libreria Coop Ambasciatori, 9 giugno 2014.

Bologna, con Fabrizio Frasnedi alla libreria Coop Ambasciatori, 9 giugno 2014.

 

“Anche la sintassi ha, infatti, un sapore; anzi ne ha molti. La sintassi è il segreto, per esempio, che fornisce alle frasi che diciamo, che ascoltiamo, che leggiamo, la loro grazia e il loro garbo. E il garbo di una frase è il suo insostituibile sapore; e tale sapore non è altro che il suo ritmo. La sintassi si legge anche a viva voce, e si “sente” a viva voce. Con tanta maggiore passione cercheremmo di carpire alla lingua i suoi segreti se imparassimo innanzi tutto ad ascoltarla, e a cogliere il fascino ritmico della sua voce. E, nel ritmo, l’impasto indistricabile di forma e senso. Nella grazia e nel garbo, la capacità di dire.
Tutti sappiamo del fascino che producono i percorsi della voce, quando essa, traducendo il dettato testuale nei propri ritmi, sembra essere il veicolo del nascere delle storie e dei loro mondi, e quasi l’origine del miracolo del senso; il senso che ci tiene avvinti, e ci fa pendere dalle labbra del lettore.”

Fabrizio Frasnedi, da “La scrittura e la voce” (In “Scrivere altrimenti”, 2010; a cura di Elisabetta Biffi).

L’amore ai tempi dell’apocalisse

Esce oggi l’antologia di racconti L’amore ai tempi dell’apocalisse (Galaad Edizioni) a cura di Paolo Zardi.

Contiene un mio racconto che si intitola Kairos.

L'amore ai tempi dell'apocalisse

L’amore ai tempi dell’apocalisse
Racconti da un futuro prossimo

A cura di Paolo Zardi

La fine del mondo è vicina: lo è sempre stata, a dar retta ai catastrofisti della prima e dell’ultima ora. Per qualcuno, forse, è già arrivata, perfino passata, trascinando via con sé i peccati e lavando le coscienze. Per altri è adesso, l’ora di questo tempo frastornato, vile, dove bussole impazzite indicano una rotta inesistente e i fiumi sembrano a un passo dallo scorrere al contrario. Ventidue autori hanno provato a raccontare, sullo sfondo di questi scenari apocalittici, l’essenza di un sentimento che sopravvive nonostante tutto, l’amore, declinandolo in storie tenere e folli, malinconiche e sensuali. Che fiorisca in un quartiere a luci rosse o in un desolato mondo lontano, che si consumi tra umani, entità aliene o macchine, l’amore appare come l’unico potente legame in grado di ancorarci alla nostra vera natura. Tra muri che crollano e certezze che si sbriciolano al doppio sole di universi paralleli, questi racconti da un futuro prossimo ripropongono il vecchio leitmotiv di Eros e Thanatos, quell’infinito ed eterno abbraccio tra amore e morte capace di farsi beffe di qualunque apocalisse.

Hanno partecipato all’antologia:

Francesca Bonafini, Denise Bresci, Simona Castiglione, Piergiuseppe Cavalli, Francesco Coscioni, Federica De Paolis, Caterina Falconi, Dario Falconi, Valentina Ferri, Emanuele Kraushaar, Roberta Lepri, Nicola Manuppelli, Matteo Moscarda, Nicola Pezzoli, Marco Piazza, Ugo Polli, Michele Ruol, Marina Sangiorgi, Ilaria Vajngerl, Carlo Vanin, Silvia Zagolin, Paolo Zardi

***

L’anteprima uscita il 13 ottobre 2015 sul quotidiano teramano La Città contiene la nota introduttiva di Paolo Zardi e Kairos, il mio piccolo racconto apocalittico.

Anteprima Apocalisse - La Città

Intervista su D la Repubblica

D Repubblica logo


Intervista su D la Repubblica

non avremmo mai dovuto - bonafini e falconi
15 frasi tra le più usate dal fedifrago : guarda la gallery su Repubblica

Tutta la rassegna stampa qui

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“Casa di carne” all’Università di Perugia

Al convegno Il lavoro sui testi. Proposte per la Scuola Secondaria dell’Università di Perugia si è parlato anche di Casa di carne (Avagliano Editore​, 2014) grazie al contributo di Pasquale Guerra intitolato Una scrittura al femminile, documentato negli atti del convegno (Morlacchi Editore U.P., 2015).


Dall’introduzione dell’intervento di Pasquale Guerra:

Dall'introduzione dell'intervento di Pasquale Guerra, intitolato "Una scrittura al femminile"

Dall’introduzione dell’intervento di Pasquale Guerra, intitolato “Una scrittura al femminile”


Incipit dell’intervento:

Incipit dell'intervento di Pasquale Guerra.

Incipit dell’intervento di Pasquale Guerra.


*Casa di carne
(Avagliano 2014): qui la rassegna stampa e molto altro.

Il frasario essenziale del fedifrago: la rassegna stampa

“Il fatto è che ci sono due modi per affrontare un tema doloroso come il tradimento: la tragedia e la commedia. Noi abbiamo scelto di corredare il frasario del fedifrago con storie vere di ordinaria comicità, sia perché il comico è la forma moderna del tragico, sia perché ridere dei propri disastri quotidiani è l’unico modo per non esserne sopraffatti. Come suggerisce l’assennato finale del Falstaff di Verdi, la realtà della condizione umana è che siamo tutti gabbati. Così, con uno sguardo di tenerezza rivolto al nostro annaspare, davvero non ci resta che ridere.”

Da Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti di Francesca Bonafini e Caterina Falconi (ad est dell’equatore, 2015)

La rassegna stampa:


La Città, quotidiano di Teramo
Francesca Bonafini e Caterina Falconi confezionano un divertissement che racconta uno spicchio clandestino della commedia umana, tenendo però fermo quel retrogusto amaro che alla fine diventa il vero bioritmo di tutte le scappatelle prolungate” (Simone Gambacorta).

Il Centro, quotidiano d’Abruzzo
“Divertente, sincero, ironico fino a rasentare la sfacciataggine” (Lalla D’Ingnazio)

I Libri
“Non avremmo mai dovuto – unico frasario semiserio del fedifrago italiano è un tesoro prezioso per ogni donna, uno strumento efficace di difesa personale più violento e simpatico di qualsiasi arte marziale.” (Alessandra Allegretti)

Yahoo Italia
“Abbiamo raccolto dunque queste frasi, corredandole di storie vere di quotidiana comicità, perché l’unico modo per uscire sani di mente dalle faccende di corna è ridere, ridere, e ancora ridere”. (Intervista alle autrici su Yahoo Italia)

Video servizio su Yahoo Italia

Grazia.it
“Il perfetto libro per l’estate che ci aspetta”.

The Huffington Post
“Questo frasario squisitamente letterario vi farà sorridere, riflettere, domandare fino a che punto noi e le nostre amiche siamo davvero in grado di non buttare il nostro cuore a chi non lo merita”. (Marilù Oliva)

Mangialibri
“Con sguardo sornione e tono leggero le autrici portano alla luce i grandi classici dell’inganno amoroso – ma anche, simmetricamente, dell’ingenuità femminile – e li esemplificano con delle brevi parabole, portando all’attenzione del lettore casi pratici e aneddoti tragicomici.” (Eleonora Cocola)

Intervista su D la Repubblica
“Per parte mia, credo che nelle faccende d’amore la menzogna, soprattutto se reiterata, corrisponda a una forma di possesso: si mente perché scegliere la franchezza significa rischiare di perdere l’altro, considerato più come una proprietà, un oggetto funzionale alla propria vanità o ai propri comodi o al proprio status sociale, che un soggetto libero. Anche se possono esserci delle fasi in cui si mente per fragilità e indecisione, il perseverare nella menzogna è forse un modo per evitare il dialogo, il confronto, la responsabilità. Eppure, essere franchi in maniera garbata, con delicatezza, è possibile. L’amore è anarchico, non può subire costrizioni e deve essere lasciato libero di andare per la sua strada ma, proprio in virtù della sua anarchia, presuppone un’etica”. (Francesca Bonafini)

D Repubblica: Gallery di 15 frasi usate dal fedifrago

Caffeina Magazine: gallery di 15 frasi fedifraghe

Lettera Donna
“E se a detta delle autrici non ci sono che due modi per affrontare un tema doloroso come il tradimento, la tragedia e la commedia, il prontuario vira decisamente sul secondo corredando il frasario del fedifrago con storie di ordinaria comicità.”

Bigodino.it
Far fronte al fedifrago, anche sotto l’ombrellone.

Critica Letteraria
“Un’ironia leggera, non perfida, solidale coi destini di tutti i personaggi, che condividono la stessa, complicatissima, condizione umana.” (Nicola Campostori)

Vanity Fair
Su Vanity Fair Italia Giovanna Donini si ispira al nostro frasario del fedifrago:
“Un giorno, forse, scriverò il manuale del perfetto cornuto e felice, per adesso, mi limito a leggere i manuali sul tradimento che esistono già. Uno di questi, che ho letto recentemente e che mi ha molto divertito, è ‘Non avremmo mai dovuto’ di Francesca Bonafini e Caterina Falconi. E’ un libro comico edito ad est dell’equatore che raccoglie le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti. E così ispirandomi a questo divertentissimo manuale mi sono chiesta: quali sono, allora, le sette frasi che le donne fidanzate o sposate (siamo in Italia, sposate si fa per dire, purtroppo!) dicono alle amanti.” (Giovanna Donini)

Back in Black (di radio RCF)
“Scorrono così storie che piegano in origami le frasi che fanno da incipit, tramutandole in statuine di carta che rendono omaggio al traditore stesso: bellissime, perfette, nella loro anima e consistenza di carta.”

Il Piccolo, quotidiano di Trieste
“Divertente, graffiante e umiliante (per tanti uomini)” (Pietro Spirito)


Interviste Radio:

Radio Città del Capo – Francesca Bonafini dialoga con Sergio Rotino

Radio m2o – Caterina Falconi dialoga con LaMario (trasmissione Mario and the City)

 

Interviste tv:

 

RETEQUATTRO 

La puntata pomeridiana del 4 febbraio 2016 di Forum, su Retequattro, in cui sono stata ospite per parlare di Non avremmo mai dovuto.

Francesca Bonafini a Forum

 

Barbara Palombelli con Non avremmo mai dovuto

“Non avremmo mai dovuto” nelle mani di Barbara Palombelli

 

METRO News 24

 

RETE 8
A partire dal minuto 31:28 nella rubrica “I consigli del libraio” dell’emittente abruzzese Rete 8.

RETE 8:
Intervista nella rubrica di libri di Rete 8 (dal minuto 18:45)

 

TELEQUATTRO
Intervista a Francesca Bonafini, trasmissione Trieste in diretta di Telequattro, emittente del Friuli Venezia Giulia. I primi ventitré minuti della puntata del 26 febbraio 2016 sono tutti dedicati al nostro frasario del fedifrago.

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non avremmo mai dovuto - bonafini e falconi
Il fedifrago in tour: tutte le presentazioni

BOLOGNA – 1 luglio 2015, libreria Irnerio, ore 16. Con Serena Scandellari. Letture a cura di Daniela Bortolotti.
SILVI MARINA (TE) – 4 luglio 2015, libreria Rio Bo, ore 21. Letture a cura di Debora Giobbi.
PESARO – 28 agosto 2015, libreria Il Catalogo, ore 18. Con Francesco Nicolini.
VERONA – 11 settembre 2015, libreria Feltrinelli, ore 18. Con Serena Marchi e Alberto Fezzi.
TRIESTE – 4 ottobre 2015, libreria Minerva, ore 18. Con Corrado Premuda.
RAVENNA – 18 novembre 2015, libreria Liberamente, ore 18. Con Nevio Galeati.
PESCARA – 27 novembre 2015, rassegna “A tu per tu con l’autore”, Libreria Coop del Centro D’Abruzzo.
BOLOGNA – 27 gennaio 2016, rassegna “Libreschi – degustazioni letterarie” al “Va mo là”, via delle Moline 3.
VIGASIO (VR) – 28 gennaio 2016, Associazione Amiche della Biblioteca, Palazzetto dello Sport. Con Laura Passaretti.

Francesca Bonafini e Caterina Falconi alla libreria Irnerio di Bologna, 1 luglio 2015, prima presentazione nazionale di "Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti" (Ad est dell'equatore, 2015)

Francesca Bonafini e Caterina Falconi alla libreria Irnerio di Bologna, 1 luglio 2015, prima presentazione di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti” (Ad est dell’equatore, 2015)

Il frasario essenziale del fedifrago: da oggi in libreria

Si intitola Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti ed esce oggi, 24 giugno 2015, edito da ad est dell’equatore.

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non avremmo mai dovuto - bonafini e falconi
Il frasario essenziale del fedifrago: istruzioni per l’uso.

È stato dimostrato da ricerche approfondite condotte sul campo che ogni marito fedifrago, quando si rivolge alla propria amante, attinge, più o meno inconsapevolmente, a un repertorio consolidato, una sorta di serbatoio dell’inconscio collettivo adulterino.
È come se i traditori avessero accesso a un manuale segreto in cui sono racchiuse le frasi utili a innamorare, rabbonire, turlupinare le malcapitate, nel tentativo di perpetrare all’infinito la bigamia.
Le amanti, nei primi tempi della relazione (e talvolta per un periodo molto lungo prima di insospettirsi), ascoltano con orecchie vergini le asserzioni del fedifrago, credendo nell’esclusività di quelle parole e ignorando che si tratta invece di formule condivise da tutta la categoria dei traditori.
Tali formule corrispondono a enunciati standard – con variazioni idiosincratiche minime – che accompagnano ogni fase della relazione: dalle sperticate dichiarazioni d’amore alle promesse di un futuro diverso, passando attraverso i ripensamenti (guarda caso, sempre post-coitali) nonché i moniti, le precisazioni, le preoccupazioni, le giustificazioni, le gelosie, le autocommiserazioni, le fantasie poligame, le pietose o impietose descrizioni opportunistiche della legittima consorte e delle copule coniugali, le esaltazioni appassionate del polimorfo sesso extraconiugale, e per concludere, i finti abbandoni e le nuove epifanie.
Qualunque sia la verità scientifica in proposito, a partire da oggi ogni donna possiede uno strumento indispensabile di difesa personale, perché il manuale del fedifrago non è più segreto: è qui, tra le vostre mani, sotto i vostri occhi, affinché vi possa essere di aiuto e di conforto.
Le mogli sapranno cosa raccontano i mariti alle amanti. Le amanti si accorgeranno di non essere sole, ma di subire insieme a migliaia di altre tapine un’ineluttabile logosfera comune. E infine, i fedifraghi dotati di intelligenza e umorismo potranno ridere di sé, ma forse chissà, talvolta anche riflettere.
Il fatto è che ci sono due modi per affrontare un tema doloroso come il tradimento: la tragedia e la commedia. Noi abbiamo scelto di corredare il frasario del fedifrago con storie vere di ordinaria comicità, sia perché il comico è la forma moderna del tragico, sia perché ridere dei propri disastri quotidiani è l’unico modo per non esserne sopraffatti.
Come suggerisce l’assennato finale del Falstaff di Verdi, la realtà della condizione umana è che siamo tutti gabbati. Così, con uno sguardo di tenerezza rivolto al nostro annaspare, davvero non ci resta che ridere.

Le autrici

Francesca Bonafini (Verona 1974) vive a Bologna. Ha pubblicato i romanzi Mangiacuore (Fernandel, 2008) e Casa di carne (Avagliano, 2014). Numerosi suoi racconti sono apparsi su riviste, quotidiani e antologie. È presente nel Dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango, 2008) con il lemma «zaino» ed è una delle quattro autrici del romanzo collettivo Il cavedio (Fernandel, 2011). Ha scritto di musica italiana e in particolare di Ivano Fossati nel volume Sex machine. L’immaginario erotico nella musica del nostro tempo (Auditorium, 2011).

Caterina Falconi è laureata in filosofia. Ha pubblicato i romanzi Sulla breccia (Fernandel, 2009) e Sotto falsa identità (Galaad Edizioni, 2014). Ha scritto, con Simone Gambacorta, Una questione di malafede. Scambio a due voci sulla scrittura creativa (Duende, 2010). Numerosi suoi racconti sono apparsi su antologie e riviste. È presente nell’antologia Nessuna più (Elliot, 2013), curata da Marilù Oliva. È co-curatrice delle antologie L’occasione (Galaad Edizioni, 2012), La morte nuda (Galaad Edizioni, 2013) e Sogni senza frontiere (Edizioni dell’Arco, 2013). Ha collaborato alla stesura delle sceneggiature della seconda serie del cartone animato Carotina Super Bip, della Lisciani Group.

La rassegna stampa

"La Città", quotidiano di Teramo: anticipazione dell'uscita di "Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti", in uscita il 24 giugno 2015.

“La Città”, quotidiano di Teramo: anticipazione dell’uscita di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, in uscita il 24 giugno 2015.


La Città, quotidiano di Teramo, 29 maggio 2015.

A cura di Simone Gambacorta, l’anticipazione del libro, in libreria dal 24 giugno.

(Il pdf dell’articolo è scaricabile qui)

“Il libro che fa tana ai mariti traditori
Adulteri, bugie, alibi e scuse: arriva il balla-detector di Bonafini e Falconi
Una guida semiseria con le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti

Due amiche, due scrittrici, due donne: hanno messo ancora una volta insieme i nomi “in ditta”, Francesca Bonafini e Caterina Falconi, e hanno scritto a quattro mani un libro insolito, curioso e molto divertente che ha soprattutto una virtù: riuscire a parlare dell’universo maschile, e in particolare a smascherare certe viltà e certe ipocrisie che accomunano più o meno tutti gli uomini, attraverso un’ottica squisitamente femminile. Arriva infatti nei prossimi giorni nelle librerie “Non avremmo mai dovuto”, un frasario semiserio del fedifrago italiano compilato dalle due autrici, che zigzagano brillantemente tra serio e faceto (Ad est dell’equatore, pp. 208, 12 euro).
Grazie a un campionario di bugie, luoghi comuni e alibi catalogati dal duo Bonafini-Falconi, “Non avremmo mai dovuto” dice ridendo e scherzando la verità, anzi l’amarissima e pure un bel po’ sconsolante verità, sulla questione relazioni extraconiugali. Il titolo del volume non lascia del resto dubbi sul tema: fulcro delle pagine è un evergreen per eccellenza del consorzio umano, le cosiddette e onnipresenti corna. Più precisamente, il libro zooma su quella sezione molto specialistica del variegato e sorprendente mondo adulterino che vede come protagonisti uomini sposati alle prese, sotto le lenzuola e non solo, con le rispettive amanti, il più delle volte disperatamente speranzose di spodestare la “titolare di cattedra” e così divenire le regine del cuore del principe azzurro di turno. E così questo volumetto costringe i maschietti e gli ometti e via ridimensionando a fare i conti con un’autocritica inesorabile, rivolta tanto al “si salvi chi può” quanto a “il più pulito c’ha la rogna”.
«Ogni marito fedifrago – questa la tesi delle autrici – quando si rivolge alla propria amante, attinge, più o meno inconsapevolmente, a un repertorio consolidato, una sorta di serbatoio dell’inconscio collettivo adulterino. È come se i traditori avessero accesso a un manuale segreto in cui sono racchiuse le frasi utili a innamorare, rabbonire, turlupinare le malcapitate, nel tentativo di perpetrare all’infinito la bigamia. Le amanti, nei primi tempi della relazione (e talvolta per un periodo molto lungo prima di insospettirsi), ascoltano con orecchie vergini le asserzioni del fedifrago, credendo nell’esclusività di quelle parole e ignorando che si tratta invece di formule condivise da tutta la categoria dei traditori». Bonafini e Falconi si addentrano con grande sense of humor in un lessico del tradimento ad uso e consumo delle fanciulle (a dire il vero non solo fanciulle, e non necessariamente in fiore), affinché sappiano destreggiarsi nell’interpretazione dei mille ingarbugliatissimi ed elusivi discorsi di cui i segreti dell’alcova le rendono inevitabilmente auditrici uniche e sole e non di rado desolate. E arricchiscono il tutto «con storie vere di ordinaria comicità. Sia perché – spiegano – il comico è la forma moderna del tragico, sia perché ridere dei propri disastri quotidiani è l’unico modo per non esserne sopraffatti».
È vero, non mancherà chi, specie tra militanti delle frange più ambigue e occhiute del moralismo bacchettone (e quindi semplificatorio) obietterà che, almeno fino a prova contraria, la complicità è pur sempre una forma di correità che impedisce, sommato tutto, di distinguere con nettezza tra sante e diavoli. Ma sarebbe un’obiezione di poco momento, e non perché infondata, piuttosto perché estranea alle finalità solidali, diciamo così, che hanno spinto le autrici a compilare questo spassoso manualetto. Lo si constata facilmente dinanzi all’enunciazione, così deliziosamente autoironica, degli obiettivi assolutamente pratici dell’opera, per tacere delle evidenti ragioni di necessità e urgenza che ne hanno decretata la pubblicazione: «A partire da oggi ogni donna possiede uno strumento indispensabile di difesa personale, perché il manuale del fedifrago non è più segreto: è qui, tra le vostre mani, sotto i vostri occhi, affinché vi possa essere di aiuto e conforto. Le mogli sapranno finalmente cosa raccontano i mariti alle amanti. Le amanti si accorgeranno di non essere sole, ma di subire insieme a migliaia di altre tapine un’ineluttabile logosfera comune. E infine, i fedifraghi dotati di intelligenza e umorismo potranno ridere di sé, ma forse chissà, talvolta anche riflettere».
Insomma, un effervescente mix tra la cassetta del pronto soccorso, la pietra filosofale e la cintura di sicurezza (citare altre cinture sarebbe forse fuori luogo) dove si individuano le modalità precipue e peculiari della retorica tipica del coniugato adultero: si va infatti «dalle sperticate dichiarazioni d’amore alle promesse di un futuro diverso, passando attraverso i ripensamenti (guarda caso, sempre post-coitali) nonché i moniti, le precisazioni, le preoccupazioni, le giustificazioni, le gelosie, le autocommiserazioni, le fantasie poligame, le pietose o impietose descrizioni opportunistiche della legittima consorte e delle copule coniugali, le esaltazioni appassionate del polimorfo sesso extraconiugale, e infine, i finti abbandoni e le nuove epifanie».
Francesca Bonafini, veneta di Verona, e Caterina Falconi, abruzzese di Giulianova (ma con natali atriani), dimostrano persino anagraficamente che tutto il mondo è paese anche per quanto riguarda la voce “fedifraghi”, e confezionano un divertissement che racconta uno spicchio clandestino della commedia umana, tenendo però fermo quel retrogusto amaro che alla fine diventa il vero bioritmo di tutte le scappatelle prolungate. Che poi la scrittura sia l’habitat privilegiato di queste due collaudate narratrici, è un fatto su cui non si discute.
Mo.mo”

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Il Centro, quotidiano d’Abruzzo, 7 giugno 2015.
A cura di Lalla D’Ingnazio, un’anteprima del libro che sarà in libreria dal 24 giugno

L’articolo è scaricabile qui.

Quotidiano Il Centro, 7 giugno 2015. Anteprima di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, in uscita il 24 giugno 2015.

Quotidiano Il Centro, 7 giugno 2015. Anteprima di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, in uscita il 24 giugno 2015.

 

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  • I Libri: “Non avremmo mai dovuto – unico frasario semiserio del fedifrago italiano è un tesoro prezioso per ogni donna, uno strumento efficace di difesa personale più violento e simpatico di qualsiasi arte marziale.” (Alessandra Allegretti)
  • Yahoo Italia“Abbiamo raccolto dunque queste frasi, corredandole di storie vere di quotidiana comicità, perché l’unico modo per uscire sani di mente dalle faccende di corna è ridere, ridere, e ancora ridere”. (Intervista alle autrici su Yahoo Italia)
  • Video servizio su Yahoo Italia
  • Grazia.it:”Il perfetto libro per l’estate che ci aspetta”.
  • The Huffington Post: “Questo frasario squisitamente letterario vi farà sorridere, riflettere, domandare fino a che punto noi e le nostre amiche siamo davvero in grado di non buttare il nostro cuore a chi non lo merita”. (Marilù Oliva)
  • Mangialibri: “Con sguardo sornione e tono leggero le autrici portano alla luce i grandi classici dell’inganno amoroso – ma anche, simmetricamente, dell’ingenuità femminile – e li esemplificano con delle brevi parabole, portando all’attenzione del lettore casi pratici e aneddoti tragicomici.” (Eleonora Cocola)

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Un’altra primavera

Il viaggio di Casa di carne (Avagliano, 2014) riparte da Vienna.
L’appuntamento è lunedì 27 aprile alle ore 19.00 alla libreria Hartliebs Bücher – Porzellangasse 36 – 1090 Wien.

Hartliebs Bucher
Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

Il romanzo di Francesca Bonafini è uno scavo nell’interiorità di una protagonista credibile, autentica, sincera. […] È un libro di forte interrogazione esistenziale, che richiama, per certe tonalità interiori, due scrittori della linea emiliana, la cui lezione l’autrice sembra aver ben presente: Silvio D’Arzo e Pier Vittorio Tondelli.
Roberto Carnero – Il Sole 24 Ore

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“Casa di carne” (Avagliano, 2014): rassegna stampa

Casa di carne (Avagliano, 2014)

Recensioni su quotidiani e riviste:

  • Il Sole 24 Ore –  recensione a firma di Roberto Carnero
  • La Città – recensione a firma di Simone Gambacorta
  • Satisfiction – recensione a firma di Nicola Vacca
  • Il Quotidiano della Basilicata – recensione a firma di Antonio Celano
  • Il Piccolo  – recensione a firma di Pietro Spirito
  • Il Corriere Adriatico – recensione a firma di Alessandro Moscè
  • La Sicilia – recensione a firma di Domenico Trischitta
  • Avvenire – Roberto Carnero in un suo pezzo intitolato “È bello sapere versi a menadito” uscito su Avvenire il 19 giugno 2016, cita in chiusura un ampio brano da Casa di carne (Avagliano, 2014).

Articoli inerenti al Premio Internazionale di Letteratura Scrivere Per Amore:


Interviste:

Interviste radio:

Video:

Alcune testate on line:


Tra le numerose segnalazioni uscite:

– Repubblica (Palermo), 12/10/2014 – “Casa di carne” il libro più venduto della settimana alla libreria Modusvivendi di Palermo.
– Leggere: tutti – il mensile del libro e della lettura.

Per altri articoli e segnalazioni vedi alla voce Rassegna stampa su questo blog oppure su L’estate di Casa di carne: tutte le date e  L’autunno di Casa di carne: tutte le date.

 

Casa di carne-copertina

Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

Il romanzo di Francesca Bonafini è uno scavo nell’interiorità di una protagonista credibile, autentica, sincera. […] È un libro di forte interrogazione esistenziale, che richiama, per certe tonalità interiori, due scrittori della linea emiliana, la cui lezione l’autrice sembra aver ben presente: Silvio D’Arzo e Pier Vittorio Tondelli.
Roberto Carnero – Il Sole 24 Ore

 

Casa di carne - quarta di copertina

 

Milano, 1 ottobre 2014, i tre finalisti del premio letterario internazionale "Scrivere per Amore": Alessandra Sarchi, Andrea Molesini, Francesca Bonafini

Milano, 1 ottobre 2014, i tre finalisti del premio letterario internazionale “Scrivere per Amore”: Alessandra Sarchi, Andrea Molesini, Francesca Bonafini

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