Francesca Bonafini

Da "Mangiacuore" (Fernandel, 2008) a "Casa di carne" (Avagliano, 2014) : l'archivio delle mie pubblicazioni, presentazioni, readings, rassegna stampa

Il frasario essenziale del fedifrago: da oggi in libreria

Si intitola Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti ed esce oggi, 24 giugno 2015, edito da ad est dell’equatore.

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non avremmo mai dovuto - bonafini e falconi
Il frasario essenziale del fedifrago: istruzioni per l’uso.

È stato dimostrato da ricerche approfondite condotte sul campo che ogni marito fedifrago, quando si rivolge alla propria amante, attinge, più o meno inconsapevolmente, a un repertorio consolidato, una sorta di serbatoio dell’inconscio collettivo adulterino.
È come se i traditori avessero accesso a un manuale segreto in cui sono racchiuse le frasi utili a innamorare, rabbonire, turlupinare le malcapitate, nel tentativo di perpetrare all’infinito la bigamia.
Le amanti, nei primi tempi della relazione (e talvolta per un periodo molto lungo prima di insospettirsi), ascoltano con orecchie vergini le asserzioni del fedifrago, credendo nell’esclusività di quelle parole e ignorando che si tratta invece di formule condivise da tutta la categoria dei traditori.
Tali formule corrispondono a enunciati standard – con variazioni idiosincratiche minime – che accompagnano ogni fase della relazione: dalle sperticate dichiarazioni d’amore alle promesse di un futuro diverso, passando attraverso i ripensamenti (guarda caso, sempre post-coitali) nonché i moniti, le precisazioni, le preoccupazioni, le giustificazioni, le gelosie, le autocommiserazioni, le fantasie poligame, le pietose o impietose descrizioni opportunistiche della legittima consorte e delle copule coniugali, le esaltazioni appassionate del polimorfo sesso extraconiugale, e per concludere, i finti abbandoni e le nuove epifanie.
Qualunque sia la verità scientifica in proposito, a partire da oggi ogni donna possiede uno strumento indispensabile di difesa personale, perché il manuale del fedifrago non è più segreto: è qui, tra le vostre mani, sotto i vostri occhi, affinché vi possa essere di aiuto e di conforto.
Le mogli sapranno cosa raccontano i mariti alle amanti. Le amanti si accorgeranno di non essere sole, ma di subire insieme a migliaia di altre tapine un’ineluttabile logosfera comune. E infine, i fedifraghi dotati di intelligenza e umorismo potranno ridere di sé, ma forse chissà, talvolta anche riflettere.
Il fatto è che ci sono due modi per affrontare un tema doloroso come il tradimento: la tragedia e la commedia. Noi abbiamo scelto di corredare il frasario del fedifrago con storie vere di ordinaria comicità, sia perché il comico è la forma moderna del tragico, sia perché ridere dei propri disastri quotidiani è l’unico modo per non esserne sopraffatti.
Come suggerisce l’assennato finale del Falstaff di Verdi, la realtà della condizione umana è che siamo tutti gabbati. Così, con uno sguardo di tenerezza rivolto al nostro annaspare, davvero non ci resta che ridere.

Le autrici

Francesca Bonafini (Verona 1974) vive a Bologna. Ha pubblicato i romanzi Mangiacuore (Fernandel, 2008) e Casa di carne (Avagliano, 2014). Numerosi suoi racconti sono apparsi su riviste, quotidiani e antologie. È presente nel Dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango, 2008) con il lemma «zaino» ed è una delle quattro autrici del romanzo collettivo Il cavedio (Fernandel, 2011). Ha scritto di musica italiana e in particolare di Ivano Fossati nel volume Sex machine. L’immaginario erotico nella musica del nostro tempo (Auditorium, 2011).

Caterina Falconi è laureata in filosofia. Ha pubblicato i romanzi Sulla breccia (Fernandel, 2009) e Sotto falsa identità (Galaad Edizioni, 2014). Ha scritto, con Simone Gambacorta, Una questione di malafede. Scambio a due voci sulla scrittura creativa (Duende, 2010). Numerosi suoi racconti sono apparsi su antologie e riviste. È presente nell’antologia Nessuna più (Elliot, 2013), curata da Marilù Oliva. È co-curatrice delle antologie L’occasione (Galaad Edizioni, 2012), La morte nuda (Galaad Edizioni, 2013) e Sogni senza frontiere (Edizioni dell’Arco, 2013). Ha collaborato alla stesura delle sceneggiature della seconda serie del cartone animato Carotina Super Bip, della Lisciani Group.

"La Città", quotidiano di Teramo: anticipazione dell'uscita di "Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti", in uscita il 24 giugno 2015.

“La Città”, quotidiano di Teramo: anticipazione dell’uscita di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, in uscita il 24 giugno 2015.


La Città, quotidiano di Teramo, 29 maggio 2015.

A cura di Simone Gambacorta, l’anticipazione del libro, in libreria dal 24 giugno.

(Il pdf dell’articolo è scaricabile qui)

“Il libro che fa tana ai mariti traditori
Adulteri, bugie, alibi e scuse: arriva il balla-detector di Bonafini e Falconi
Una guida semiseria con le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti

Due amiche, due scrittrici, due donne: hanno messo ancora una volta insieme i nomi “in ditta”, Francesca Bonafini e Caterina Falconi, e hanno scritto a quattro mani un libro insolito, curioso e molto divertente che ha soprattutto una virtù: riuscire a parlare dell’universo maschile, e in particolare a smascherare certe viltà e certe ipocrisie che accomunano più o meno tutti gli uomini, attraverso un’ottica squisitamente femminile. Arriva infatti nei prossimi giorni nelle librerie “Non avremmo mai dovuto”, un frasario semiserio del fedifrago italiano compilato dalle due autrici, che zigzagano brillantemente tra serio e faceto (Ad est dell’equatore, pp. 208, 12 euro).
Grazie a un campionario di bugie, luoghi comuni e alibi catalogati dal duo Bonafini-Falconi, “Non avremmo mai dovuto” dice ridendo e scherzando la verità, anzi l’amarissima e pure un bel po’ sconsolante verità, sulla questione relazioni extraconiugali. Il titolo del volume non lascia del resto dubbi sul tema: fulcro delle pagine è un evergreen per eccellenza del consorzio umano, le cosiddette e onnipresenti corna. Più precisamente, il libro zooma su quella sezione molto specialistica del variegato e sorprendente mondo adulterino che vede come protagonisti uomini sposati alle prese, sotto le lenzuola e non solo, con le rispettive amanti, il più delle volte disperatamente speranzose di spodestare la “titolare di cattedra” e così divenire le regine del cuore del principe azzurro di turno. E così questo volumetto costringe i maschietti e gli ometti e via ridimensionando a fare i conti con un’autocritica inesorabile, rivolta tanto al “si salvi chi può” quanto a “il più pulito c’ha la rogna”.
«Ogni marito fedifrago – questa la tesi delle autrici – quando si rivolge alla propria amante, attinge, più o meno inconsapevolmente, a un repertorio consolidato, una sorta di serbatoio dell’inconscio collettivo adulterino. È come se i traditori avessero accesso a un manuale segreto in cui sono racchiuse le frasi utili a innamorare, rabbonire, turlupinare le malcapitate, nel tentativo di perpetrare all’infinito la bigamia. Le amanti, nei primi tempi della relazione (e talvolta per un periodo molto lungo prima di insospettirsi), ascoltano con orecchie vergini le asserzioni del fedifrago, credendo nell’esclusività di quelle parole e ignorando che si tratta invece di formule condivise da tutta la categoria dei traditori». Bonafini e Falconi si addentrano con grande sense of humor in un lessico del tradimento ad uso e consumo delle fanciulle (a dire il vero non solo fanciulle, e non necessariamente in fiore), affinché sappiano destreggiarsi nell’interpretazione dei mille ingarbugliatissimi ed elusivi discorsi di cui i segreti dell’alcova le rendono inevitabilmente auditrici uniche e sole e non di rado desolate. E arricchiscono il tutto «con storie vere di ordinaria comicità. Sia perché – spiegano – il comico è la forma moderna del tragico, sia perché ridere dei propri disastri quotidiani è l’unico modo per non esserne sopraffatti».
È vero, non mancherà chi, specie tra militanti delle frange più ambigue e occhiute del moralismo bacchettone (e quindi semplificatorio) obietterà che, almeno fino a prova contraria, la complicità è pur sempre una forma di correità che impedisce, sommato tutto, di distinguere con nettezza tra sante e diavoli. Ma sarebbe un’obiezione di poco momento, e non perché infondata, piuttosto perché estranea alle finalità solidali, diciamo così, che hanno spinto le autrici a compilare questo spassoso manualetto. Lo si constata facilmente dinanzi all’enunciazione, così deliziosamente autoironica, degli obiettivi assolutamente pratici dell’opera, per tacere delle evidenti ragioni di necessità e urgenza che ne hanno decretata la pubblicazione: «A partire da oggi ogni donna possiede uno strumento indispensabile di difesa personale, perché il manuale del fedifrago non è più segreto: è qui, tra le vostre mani, sotto i vostri occhi, affinché vi possa essere di aiuto e conforto. Le mogli sapranno finalmente cosa raccontano i mariti alle amanti. Le amanti si accorgeranno di non essere sole, ma di subire insieme a migliaia di altre tapine un’ineluttabile logosfera comune. E infine, i fedifraghi dotati di intelligenza e umorismo potranno ridere di sé, ma forse chissà, talvolta anche riflettere».
Insomma, un effervescente mix tra la cassetta del pronto soccorso, la pietra filosofale e la cintura di sicurezza (citare altre cinture sarebbe forse fuori luogo) dove si individuano le modalità precipue e peculiari della retorica tipica del coniugato adultero: si va infatti «dalle sperticate dichiarazioni d’amore alle promesse di un futuro diverso, passando attraverso i ripensamenti (guarda caso, sempre post-coitali) nonché i moniti, le precisazioni, le preoccupazioni, le giustificazioni, le gelosie, le autocommiserazioni, le fantasie poligame, le pietose o impietose descrizioni opportunistiche della legittima consorte e delle copule coniugali, le esaltazioni appassionate del polimorfo sesso extraconiugale, e infine, i finti abbandoni e le nuove epifanie».
Francesca Bonafini, veneta di Verona, e Caterina Falconi, abruzzese di Giulianova (ma con natali atriani), dimostrano persino anagraficamente che tutto il mondo è paese anche per quanto riguarda la voce “fedifraghi”, e confezionano un divertissement che racconta uno spicchio clandestino della commedia umana, tenendo però fermo quel retrogusto amaro che alla fine diventa il vero bioritmo di tutte le scappatelle prolungate. Che poi la scrittura sia l’habitat privilegiato di queste due collaudate narratrici, è un fatto su cui non si discute.
Mo.mo”

***

Il Centro, quotidiano d’Abruzzo, 7 giugno 2015.
A cura di Lalla D’Ingnazio, un’anteprima del libro che sarà in libreria dal 24 giugno

L’articolo è scaricabile qui.

Quotidiano Il Centro, 7 giugno 2015. Anteprima di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, in uscita il 24 giugno 2015.

Quotidiano Il Centro, 7 giugno 2015. Anteprima di “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, in uscita il 24 giugno 2015.

 

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  • I Libri: “Non avremmo mai dovuto – unico frasario semiserio del fedifrago italiano è un tesoro prezioso per ogni donna, uno strumento efficace di difesa personale più violento e simpatico di qualsiasi arte marziale.” (Alessandra Allegretti)
  • Yahoo Italia“Abbiamo raccolto dunque queste frasi, corredandole di storie vere di quotidiana comicità, perché l’unico modo per uscire sani di mente dalle faccende di corna è ridere, ridere, e ancora ridere”. (Intervista alle autrici su Yahoo Italia)
  • Video servizio su Yahoo Italia
  • “Il perfetto libro per l’estate che ci aspetta” (recensione su Grazia.it)

 


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Un’altra primavera

Il viaggio di Casa di carne (Avagliano, 2014) riparte da Vienna.
L’appuntamento è lunedì 27 aprile alle ore 19.00 alla libreria Hartliebs Bücher – Porzellangasse 36 – 1090 Wien.

Hartliebs Bucher
Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

Il romanzo di Francesca Bonafini è uno scavo nell’interiorità di una protagonista credibile, autentica, sincera. […] È un libro di forte interrogazione esistenziale, che richiama, per certe tonalità interiori, due scrittori della linea emiliana, la cui lezione l’autrice sembra aver ben presente: Silvio D’Arzo e Pier Vittorio Tondelli.
Roberto Carnero – Il Sole 24 Ore

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“Casa di carne” (Avagliano, 2014): rassegna stampa

Casa di carne (Avagliano, 2014)

Recensioni su quotidiani e riviste:

 

Articoli inerenti al Premio Internazionale di Letteratura Scrivere Per Amore:


Interviste:

Interviste radio:

Video:

Alcune testate on line:


Tra le numerose segnalazioni uscite:

– Repubblica (Palermo), 12/10/2014 – “Casa di carne” il libro più venduto della settimana alla libreria Modusvivendi di Palermo.
– Leggere: tutti – il mensile del libro e della lettura.

Per altri articoli e segnalazioni vedi alla voce Rassegna stampa su questo blog oppure su L’estate di Casa di carne: tutte le date e  L’autunno di Casa di carne: tutte le date.

 

Casa di carne-copertina

Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

Il romanzo di Francesca Bonafini è uno scavo nell’interiorità di una protagonista credibile, autentica, sincera. […] È un libro di forte interrogazione esistenziale, che richiama, per certe tonalità interiori, due scrittori della linea emiliana, la cui lezione l’autrice sembra aver ben presente: Silvio D’Arzo e Pier Vittorio Tondelli.
Roberto Carnero – Il Sole 24 Ore

 

Casa di carne - quarta di copertina

 

Milano, 1 ottobre 2014, i tre finalisti del premio letterario internazionale "Scrivere per Amore": Alessandra Sarchi, Andrea Molesini, Francesca Bonafini

Milano, 1 ottobre 2014, i tre finalisti del premio letterario internazionale “Scrivere per Amore”: Alessandra Sarchi, Andrea Molesini, Francesca Bonafini

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FUOCO fuochino 3

fuoco-fuochino-03

FUOCO fuochino 3 (Fuocofuochino / Corraini, 2014), con prefazione di Andrea Cortellessa e illustrazioni di Ugo Nespolo.

FUOCO fuochino è un esercizio di letteratura gratuita che nasce da un’idea di Afro Somenzari e che ha preso forma nel cuore della Bassa accarezzata dal Po, al confine fra Lombardia ed Emilia. In un paesaggio di nebbie, narratori, barche e osterie, FUOCO fuochino suggerisce sommessamente presenze vitali e fantastiche, luci letterarie che appaiono e scompaiono come i segnali dei viandanti lungo la strada.
Questo terzo volume comprende testi di Paolo Colagrande, Camillo Cuneo, Miklos N. Varga, Francesca Bonafini, Mario Aldovini, Diego Rosa, Roberto Barbolini, Paolo Albani, Carlo Battisti, Renzo Butazzi, Hans Tuzzi, Gianfranco Mammi, Daniela Marcheschi, Virginia Boldrini, Aldo Gianolio, Simonetta Gilioli, Antonio Castronuovo, Don Backy, Alfredo Gianolio, Valerio Magrelli e Andrea Soncini.
Con prefazione di Andrea Cortellessa e illustrazioni di Ugo Nespolo.
FUOCO fuochino è una casa editrice – “la più povera casa editrice del mondo”, come si definisce nel frontespizio – ma anche il titolo di questa raccolta illustrata di scritti di autori amici. FUOCO fuochino 3 è disponibile in una tiratura di 300 copie ed è distribuito dalle Edizioni Corraini.

Allegria di naufragi

“Il naufragio ci ricorda che non siamo onnipotenti, e che tutte le nostre certezze sono fatte di sabbia, e che il sapere, se davvero coincide con la saggezza, non ha niente a che fare con la sicumera e con lo sfoggio. Perdersi è salvifico, perdersi ci dice chi siamo, ci ricorda una parola bellissima: umiltà, che viene da humus, terra. Noi questo siamo: terra. Che poi humus nel linguaggio corrente significa terreno molto fertile, e noi possiamo essere molto fertili, possiamo generare bellezza, perché l’umiltà ci rende più capaci di creare armonia anziché conflitto o, per lo meno, di porre le basi per una convivenza il più possibile rispettosa, e quindi pacifica. E infine, il naufragio forse ci insegna anche l’allegria, e qui mi riferisco a quel meraviglioso titolo ungarettiano, Allegria di naufragi: il naufragio talvolta rinnova l’attaccamento alla vita, malgrado tutto.”

Dall’intervista uscita su Tribuna Italia.

Bisogna sempre disobbedire ai violenti (René Girard)

la pietra dello scandalo - girard
Estratto da Violenza e reciprocità in La pietra dello scandalo, 2001 (Adelphi, 2004) di René Girard:

Agli appetiti e ai bisogni determinati dalla sfera biologica, comuni agli uomini e agli animali, legati a oggetti fissi che di conseguenza sono sempre gli stessi, si possono contrapporre il desiderio o la passione, fenomeni esclusivamente umani. Vi è passione, desiderio intenso, a partire dal momento in cui le nostre aspirazioni indeterminate si fissano su un modello che ci suggerisce cosa desiderare, il più delle volte desiderandolo lui stesso. Questo modello può essere la società nel suo insieme, ma è spesso un individuo che noi ammiriamo. Gli uomini hanno il potere di trasformare in modello chiunque ai loro occhi sia dotato di prestigio, e questo non vale solo per i bambini e gli adolescenti, ma anche per gli adulti.

Osservando le persone intorno a noi, si intuisce subito come il desiderio mimetico, o l’imitazione desiderante, domini sia i nostri mimimi gesti, sia ciò che è più importante nelle nostre vite, la scelta di un coniuge, quella di una carriera, il senso stesso che noi diamo all’esistenza.

Quanto si chiama desiderio o passione non è imitativo, mimetico, accidentalmente o di tanto in tanto, bensì sempre. Lungi dall’essere ciò che è più intimamente nostro, il nostro desiderio proviene dagli altri. Esso è per definizione sociale…

[…]

Dato che desideriamo quello che desidera un modello che ci è molto vicino nello spazio e nel tempo, ragione per cui l’oggetto a cui mira l’altro diventa alla nostra portata, noi ci sforziamo di togliere all’altro quell’oggetto, e la rivalità con lui si fa inevitabile.

Questa è la rivalità mimetica, che può raggiungere un livello di intensità straordinario, ed è responsabile della frequenza e dell’intensità dei conflitti umani. La cosa strana, però, è che nessuno ne parla mai. La rivalità mimetica fa di tutto per nascondersi, perfino agli occhi dei diretti interessati, e in genere ci riesce.

Nei combattimenti intraspecifici che si svolgono fra gli uomini la prospettiva di una morte concreta non arresta i combattenti. La rivalità mimetica è già presente tra i mammiferi, ma è di minor intensità, e quasi sempre si arresta prima di divenire fatale. Essa conduce a relazioni gerarchiche di dominanza che, come regola generale, sono dotate di maggiore stabilità dei rapporti umani, soprattutto dei rapporti umani quando sono consegnati al mimetismo che è loro proprio.

Allorché un imitatore si sforza di togliere al proprio modello l’oggetto del desiderio che entrambi condividono, quest’ultimo ovviamente si oppone, e il desiderio si fa più intenso da entrambe le parti. Il modello diviene l’imitatore del suo imitatore, e viceversa. Tutti i ruoli si scambiano e si riflettono in una duplice imitazione sempre più perfetta, che rende gli antagonisti via via più simili tra loro.

[…]

La filosofia romantica e moderna disprezza l’imitazione, e col passare del tempo questo disprezzo non fa che rafforzarsi. La cosa strana è che tale atteggiamento si fonda su una supposta incapacità degli imitatori di opporsi ai loro modelli! I pensatori vedono nel mimetismo una rinuncia all’autentica individualità, poiché in esso l’individuo si annienta dinanzi agli «altri» e si rimette all’opinione comune.

L’imitazione passiva e sottomessa in effetti esiste; ma l’odio del conformismo, l’individualismo a oltranza non sono meno imitativi, e costituiscono oggi un conformismo in negativo ancor più temibile del precedente. Mi sembra che l’individualismo moderno sia la negazione sempre più disperata di un desiderio mimetico che ognuno di noi cerca di far ricadere sugli altri, sui comuni mortali, trasformati frequentemente in oggetto del nostro disprezzo di comodo.

Nell’imitare gli «altri» – siamo soliti dire – noi rinunciamo alla nostra «personalità». Ciò che caratterizza gli imitatori non sarebbe la violenza, ma la passività, il comportamento gregario. È questa visione che definisco «menzogna romantica», la cui versione più celebre, nel XX secolo, si deve a Martin Heidegger. In Essere e tempo, l’Esserci «inautentico» coincide con il «si» (das Man) del rifiuto collettivo della responsabilità. L’imitazione passiva e conformista rinuncia ad affermarsi e lottare. Tutto questo si oppone all’Esserci autentico sostenuto dal filosofo stesso, quello che non ha paura di impegnarsi contro avversari degni di lui, nello spirito del Polemos eracliteo, cioè della violenza, del conflitto che è «padre e re di tutte le cose». Il gusto della lotta e della contesa sarebbe una prova di autenticità, di volontà di potenza nel senso nietzcheano del termine.

La passione e il desiderio, in realtà, non sono mai autentici nel significato che intende Heidegger. Non sono un capitale che si sborsi di tasca propria, ma una somma presa in prestito da altri. Invece di vedere nei nostri conflitti una prova di autonomia, come fa Heidegger, bisogna vedere in essi precisamente il contrario, la conferma della natura mimetica dei nostri desideri.

Noi che crediamo di essere «individualisti» abbiamo l’impressione di non imitare nessuno, visto che ci contrapponiamo violentemente al loro modello. Ma anziché essere incompatibile con l’imitazione, la violenza «eraclitea» è una versione idealizzata della rivalità mimetica.

[…]

Gli uomini sono esposti a un contagio violento che spesso conduce a cicli di vendette, a violenze a catena che sono palesemente tutte simili fra loro, dal momento che tutte si imitano. Per questo sostengo che il vero segreto del conflitto e della violenza è l’imitazione desiderante, il desiderio mimetico insieme alle feroci rivalità che esso genera.

Ma, anche ammettendo che la rivalità mimetica sia la causa di molti conflitti, si potrebbe pensare che vi siano altri rapporti conflittuali dove il desiderio è assente, e che io ne esageri il ruolo quando ne faccio la causa principale dei conflitti umani.

[…]

Per rispondere a questa obiezione, prendiamo un esempio insignificante e normale: voi mi tendete la mano e, di ricambio, io vi tendo la mia. Quello che compiamo insieme è il rito inoffensivo della stretta di mano. L’educazione esige che, davanti alla vostra mano tesa, io faccia lo stesso. Se, per una ragione qualunque, io rifiuto di partecipare al rito, rifiuto di imitarvi, qual è la vostra reazione? Anche voi ritirate subito la vostra mano, dimostrando nei miei confronti una diffidenza almeno uguale o probabilmente superiore a quella che io manifesto verso di voi. […] Se io mi sottraggo alla stretta di mano, se rifiuto insomma di imitarvi, allora siete voi a imitarmi riproducendo il mio rifiuto, copiandolo.

L’imitazione che doveva concretizzare l’accordo, risorge, cosa strana, per confermare e rinforzare il disaccordo. Una volta di più, in altri termini, l’imitazione trionfa, e allora si vede bene in quale maniera rigorosa, implacabile la doppia imitazione strutturi tutti i rapporti umani.

[…]

Se un personaggio, che indicheremo come B, non risponde ad A che gli tende la mano, A si sente subito offeso e a sua volta rifiuta di stringere la mano a B. Rispetto al primo, questo secondo rifiuto viene troppo tardi e rischia di passare inosservato. A si sforza allora di renderlo più visibile calcandolo un po’, forzando impercettibilmente i toni. Forse volterà clamorosamente le spalle a B. Egli non ha la minima intenzione di innescare una spirale violenta, ma desidera semplicemente «rendere la pariglia», far capire a B che non gli sfugge il carattere insultante del suo comportamento.

Quello che A interpreta come un rifiuto scortese non era magari che una lieve distrazione da parte di B, la cui attenzione era rivolta ad altro. Immaginare un insulto deliberato è, per la vanità di A, meno doloroso che passare inosservato anche per un solo istante. […] B trova ingiusta l’improvvisa freddezza che A gli dimostra e, per mettersi al suo stesso livello, nel rispondere ad A aggiungerà un supplemento di freddezza al contegno freddo dell’altro. Né A né B desiderano il disaccordo, e ciò nonostante esso si è verificato.

[…]

I rapporti umani sono una doppia imitazione perpetua la cui ambiguità viene espressa perfettamente dalla parola reciprocità. Il rapporto può essere benevolo e pacifico, oppure malevolo e bellicoso, ma in ogni caso senza mai cessare di essere – cosa curiosa – mimeticamente reciproco.

[…]

La doppia imitazione è dunque dappertutto. Persino nella sua forma più meccanica, essa può generare lo stesso tipo di conflitto della rivalità basata sul desiderio mimetico. La concordia si tramuta in discordia per una serie continua di piccole rotture simmetriche […]. La causa principale è la tendenza a sovracompensare l’ostilità presunta dell’altro, con il risultato di rafforzarla sempre di più.

[…]

I nostri rapporti possono dunque degenerare un piccolo passo dopo l’altro, senza che nessuno si senta responsabile della loro degenerazione. La violenza dei non violenti che tutti crediamo di essere non è mai l’opera di individui particolarmente «aggressivi» di cui ci potremmo liberare con misure preventive adguate (espulsione rituale, ecc.); non è nemmeno il frutto di un istinto aggressivo, di un carattere ineliminabile della nostra natura umana al quale bisogna rassegnarsi. Questa violenza è il risultato di una collaborazione negativa che il nostro accecamento narcisista fa sempre in modo di non riconoscere.

Noi pensiamo che per sfuggire alla responsabilità della violenza sia sufficiente rinunciare all’iniziativa violenta. Ma nessuno si accorge mai di prendere questa iniziativa. Perfino i soggetti più violenti credono sempre di reagire a una violenza che proviene dagli altri.

[…]

Questa cecità verso il mimetismo lascia tutte le porte spalancate al diffondersi contagioso della violenza. Come stupirsi del fatto che le morali ordinarie non hanno mai cambiato nulla nei meccanismi abituali della violenza? Esse partecipano in pieno alle illusioni abituali al riguardo, ed è proprio per questo che noi le accettiamo; ci rassicurano sulla nostra innocenza e giustificano le nostre nobili lamentazioni sulla violenza universale, senza farci mai venire il minimo dubbio per quel che ci riguarda, senza farci mai venire in mente che noi per primi, nel nostro piccolo, possiamo dare un valido contributo ai fenomeni che condanniamo.

[…]

«Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e Dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi vuol portarti in tribunale per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello» (Matteo, 5, 38-40)

La maggior parte dei moderni vede in queste raccomandazioni un’«utopia pacifista» manifestamente ingenua e perfino deplorevole perché inutilmente servile, dolorista, e probabilmente «masochista». […] Di che cosa sta parlando in realtà il brano che ho citato? All’inzio parla di una persona furiosa che ci prende a schiaffi senza provocazioni, poi di un individuo che si prodiga per rubarci legalmente la tunica, che nel mondo di Gesù era l’abito principale, e spesso l’unico.

Delle condotte così esemplarmente odiose suggeriscono la volontà di provocare. Queste persone malvage non chiedono di meglio che esasperarci, allo scopo di trascinarci con loro in un processo di escalation violenta. Fanno tutto il possibile, in fondo, per provocare le rappresaglie che giustificherebbero le loro violenze ulteriori. Costoro aspirano al pretesto della «legittima difesa». Se noi li trattassimo come loro trattano noi, essi potrebbero subito mascherare la loro ingiustizia sotto le sembianze di rappresaglie pienamente giustificate dalla nostra violenza nei loro confronti. È pertanto necessario rifiutare questa collaborazione negativa a cui l’aggressore ci vorrebbe trascinare.

Bisogna sempre disobbedire ai violenti, non solo perché ci spingono al male, ma perché la nostra disobbedienza è l’unico mezzo per bloccare quel coinvolgimento collettivo che è sempre la peggior forma di violenza, quella che si diffonde come un contagio.”

René Girard, da Violenza e reciprocità in La pietra dello scandalo, 2001. (Adelphi, 2004)

Il silenzio fa bene alle parole

“Il silenzio fa bene alle parole e a tutto il resto. Parliamo troppo, scriviamo troppo, e dovremmo invece praticare più spesso l’esercizio del silenzio, che è poi anche l’esercizio dell’ascolto. Invece è come se volessimo sempre riempire tutti gli spazi, anche quelli degli altri. Non va bene, e non fa bene. Per questa ragione io sento spesso il bisogno di stare da sola, per poi tornare in mezzo agli altri meglio capace di uno sguardo di tenerezza, come dice Fabrizio Frasnedi, le cui parole sono da tanti anni il mio nutrimento essenziale.”

Dall’intervista che mi ha fatto Marilù Oliva, pubblicata su Libroguerriero.

 

“Casa di carne” a Più Libri Più Liberi – Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria – Roma

bonafini a Più libri più liberi - Roma

Roma-Più Libri Più Liberi

Lo stand di Avagliano a Più Libri Più Liberi 2014.

Lo stand di Avagliano a Più Libri Più Liberi 2014.

Lo stand di Avagliano a Più Libri Più Liberi 2014 - Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Roma

 

Serata finale del Premio “Scrivere per amore”

Casa di carne (Avagliano, 2014), giunto nella terzina finalista (su diciannove libri in concorso) del Premio Internazionale di Letteratura “Scrivere Per Amore” insieme a L’amore normale (Einaudi) di Alessandra Sarchi e Presagio (Sellerio) di Andrea Molesini, si è infine aggiudicato il secondo posto.

Queste le motivazioni delle giurate che hanno dato la loro preferenza a Casa di carne:

Casa di carne
di Francesca Bonafini fa venire voglia di scovare uno zaino, riempirlo e andare in cerca del miracolo dell’amore. La protagonista, con le sue partenze e i suoi sconfinamenti, è sincera, autentica. Sono pagine che si bevono anche grazie a un uso della punteggiatura che rende il ritmo e i dialoghi incalzanti, senza bisogno di segni tipografici. (Alda Vanzan, giornalista de Il Gazzettino)

Casa di Carne è un libro che va diritto al cuore e tocca le vibrazioni dei sensi. Anzi, è proprio su un diverso “sentire” sessualmente e mentalmente che fa riflettere. La protagonista, con energia, entusiasmo e coraggio intraprende una strada che non conosce, che non sa bene dove la porterà ma che istintivamente percepisce dover percorrere per trovare l’amore con A maiuscola. In questa ricerca non facile si imbatte e si confronta con altri sentimenti: il piacere della sessualità tra amiche, l’amicizia, la fratellanza, la sofferenza e il dolore. Esperienze che l’aiutano a connotare ancor più incisivamente la sua ricerca. In questo la storia presenta uno spunto, a mio avviso, originale. Anche il ritmo è originale, incalzante e quanto basta da spingere il lettore ad arrivare in fretta alla fine. La scrittura è piacevole, seppur in alcuni tratti appare ancora acerba.
Ma sono convita che Francesca abbia tutti i requisiti per proseguire con successo quel percorso di scrittrice dove è già un nome. (Lucilla Incorvati, giornalista di Plus24-Sole24Ore)

La mia scelta ricade su Casa di carne perché ho molto apprezzato la modernità non solo del tema, ma del modo di affrontarlo. In particolare, la scelta di non cedere al dialogo in forma diretta preferendovi invece la formula indiretta rende la lettura più scorrevole e appassionante. (Manuela Croci, giornalista de Il Corriere Della Sera)

Si dice che i cuori dei giovani ondeggiano sempre. Sono cuori capricciosi, in tensione verso qualcosa che solo intuiscono ma che con difficoltà riescono a raggiungere. L’autrice suggerisce, con una lingua affascinante, ludica ed efficace, che per trovarsi è necessario perdersi. L’irrequietezza del cuore e del corpo non è una debolezza, ma la forza vitale che spinge la protagonista a innamorarsi di se stessa prima di tutto, quindi della vita e di chi ne fa parte. Un romanzo che è un viaggio, proprio come l’amore e che sa restituire al lettore la voglia, qualora perduta, di rischiare tutto per trovare la felicità. (Melissa Panarello, scrittrice)

Andrea Molesini (Sellerio), Alessandra Sarchi (Einaudi), Francesca Bonafini (Avagliano), finalisti al Premio Letterario Internazionale "Scrivere per amore".

Andrea Molesini (Sellerio), Alessandra Sarchi (Einaudi), Francesca Bonafini (Avagliano), finalisti al Premio Letterario Internazionale “Scrivere per amore”.

Serata finale del Premio Letterario Internazionale "Scrivere per amore"

Serata finale del Premio Letterario Internazionale “Scrivere per amore”

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Casa di carne-copertina

Casa di carne: il trailer

Grazie di cuore a Nando Scalamandrè, Daniela D’Angelo, Michela Boccalini, Valentina Osmani, Giampaolo Comida, Raffaele Scalamandrè, Emanuele Ponturo per la cura, il garbo, e l’affetto con cui hanno realizzato questo video. E grazie a Thomas Sinigaglia per la bellissima colonna sonora.

Casa di carne a “Il posto delle parole”: una conversazione radiofonica

Di acque e di identità fluida, di attraversamenti, del verbo desiderare che è un tirar giù dalle stelle, e degli abbracci che sono un prendersi cura. E poi delle parole, che sono la nostra speciale forma di stare al mondo, ma che di fronte alla consapevolezza spaventosa che tutto è fumo e mangiare vento – come sta scritto nel Qohélet – non bastano più, e devono farsi carne per permetterci di vivere in un’orizzonte di senso. E della necessità di trovare un posto, almeno uno, in cui spogliarci di ogni infingimento. E dell’amore, che quando diventa luogo di finzione, non è più degno del suo stesso nome.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato a Il posto delle parole, a TRS Radio, in una conversazione con Livio Partiti.

il posto delle parole

“Casa di carne” finalista al premio letterario internazionale “Scrivere Per Amore”

Il mio Casa di carne (edito da Avagliano) è nella terzina finalista del premio letterario internazionale Scrivere Per Amore insieme a L’amore normale (Einaudi) di Alessandra Sarchi e a Presagio (Sellerio) di Andrea Molesini.

"Casa di carne" (Avagliano), "L'amore normale" (Einaudi), "Presagio" (Sellerio).

“Casa di carne” (Avagliano), “L’amore normale” (Einaudi), “Presagio” (Sellerio).

“SCRIVERE PER AMORE”: annunciati i finalisti della XIX edizione

Francesca Bonafini
, Andrea Molesini e Alessandra Sarchi sono i finalisti della XIX edizione di “Scrivere per amore”, Premio letterario internazionale promosso e ideato dal “Club di Giulietta” conferito alle più belle pagine d’amore della letteratura italiana e straniera.

Mercoledì 1 ottobre, alle ore 18, gli scrittori saranno presentati in anteprima al Circolo dei Lettori di Milano – Fondazione Pini, in attesa della finalissima in programma a Verona il 15 novembre

L’amore normale di Alessandra Sarchi edito da Einaudi, Casa di carne di Francesca Bonafini edito da Avagliano e Presagio di Andrea Molesini edito da Sellerio: questi i tre finalisti del Premio Letterario Internazionale “Scrivere per Amore”, promosso dal Club di Giulietta con il sostegno della Cantina Gerardo Cesari e da quest’anno con la preziosa collaborazione del Due Torri Hotel di Verona e del Circolo dei Lettori di Milano – Fondazione Pini.

I tre romanzi, scelti da una giuria tecnica tra le 19 opere in concorso, raccontano l’amore attraverso storie diverse e appassionanti: un complesso quartetto sentimentale ne L’amore normale, analisi di un reticolo di rapporti con finale a sorpresa; una relazione fra personaggi fuori dal comune alla vigilia della tragedia della Grande Guerra in Presagio; la storia dei viaggi e degli amori di una giovane donna alla ricerca di sé e della propria identità in Casa di carne.

Nato nel 1996, il Premio, che annovera tra i suoi vincitori grandi nomi della letteratura nazionale e internazionale ed è l’unico in Italia dedicato al tema dell’amore, vanta da quest’anno la prestigiosa partecipazione del Due Torri Hotel, storico 5 stelle della città, partner promotore e organizzatore, che rende così omaggio all’amore e al suo legame con Verona.

La lussuosa sede ospiterà infatti i finalisti e una giuria esterna di note giornaliste e scrittrici italiane coordinatedal presidente Giuseppe Di Piazza, giornalista del Corriere della Sera, fotografo e scrittore. Queste le quattordici giurate: Alessandra Appiano, Samantha Biale, Daniela Brancati, Desideria Cavina, Manuela Croci, Patrizia Finucci Gallo, Pierangela Fiorani, Silvia Frau, Lucilla Incorvati, Paola Jacobbi, Carlotta Mannu, Melissa Panarello, Alessandra Tedesco, Alda Vanzan.

CALENDARIO APPUNTAMENTI

MERCOLEDÌ 1 OTTOBRE, ORE 18 – Presentazione dei finalisti presso il Circolo dei Lettori di Milano – Fondazione Pini di corso Garibaldi 2, partner ufficiale del Premio, che in questa occasione inaugura anche la collaborazione con il Circolo dei Lettori di Verona. Oltre agli scrittori e ad alcune delle giurate saranno presenti Giovanna Tamassia del Club di Giulietta e la presidente del Circolo dei Lettori di Milano Laura Lepri. Ospiti speciali Marcella Meciani, direttore editoriale di Mondolibri, che parlerà di “Love Stories – Baci bestseller nella fiction moderna”, e Maria Paola Romeo, dell’agenzia letteraria Grandi & Associati che racconterà “L’amore globale, il rosa seriale nell’epoca dell’ebook”.

SABATO 18 OTTOBRE, ORE 20.30 – “Scrivere per amore SLAM”: in Piazza dei Signori a Verona i giurati scaligeri si sfideranno in difesa del proprio finalista preferito. Con Federica Sgaggio, Guariente Guarienti e Valeria Lo Forte. Modera Marco Ongaro.

SABATO 15 NOVEMBRE GRAN FINALE A VERONA – Una giornata che vedrà protagonista l’amore a partire dall’appuntamento delle ore 17.30 nelle splendide sale del Due Torri con il talk “Parlami d’Amore”. Nello storico hotel di Piazza Santa Anastasia le giurate e i finalisti animeranno un frizzante pomeriggio sull’ amore. Alle ore 21 il Teatro Nuovo (Piazza Viviani 10) ospiterà i finalisti e la giura per la proclamazione e la premiazione del vincitore.

Casa di carne su Il Sole 24 Ore

Su Il Sole 24 Ore di domenica 14 settembre 2014 Roberto Carnero scrive:
“Il romanzo di Francesca Bonafini è uno scavo nell’interiorità di una protagonista credibile, autentica, sincera. […] È un libro di forte interrogazione esistenziale, che richiama, per certe tonalità interiori, due scrittori della linea emiliana, la cui lezione l’autrice sembra aver ben presente: Silvio D’Arzo e Pier Vittorio Tondelli.”

L’intera recensione qui:
Casa di carne (Avagliano, 2014) recensito da Roberto Carnero su Il Sole 24 Ore.

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In viaggio: l’autunno di Casa di carne

Map of Brest 1899
L’autunno di Casa di carne (Avagliano, 2014).

TORINO – 8 settembre, Circolo dei Lettori (via Bogino, 9), ore 18. Interviene Darwin Pastorin.
CHIURO (SO) – 19 settembre, Albergo Fancoli  (via Madonnina 35, località Castionetto), ore 19.30. Interviene Sara Baldini.
PAVIA  – 20 settembre, libreria Il Delfino (piazza Cavagneria 10), ore 18. Interviene Valentina Ferri.
PESARO – 23 settembre, libreria Il Catalogo (via Castelfidardo 58/60), ore 18.30. Interviene Francesco Nicolini.
PESCARA  – 26 settembre, ore 18.30, libreria Primo Moroni (via Quarto dei Mille 29), ore 18.30. Intervengono Caterina Falconi e Mascia Di Marco.
MILANO – 1 ottobre, ore 18, Circolo dei Lettori. Presentazione dei finalisti del premio Scrivere Per Amore (vedi * su questo post)
BOLOGNA – 8 ottobre, Ristorante Enoteca Divinis, Rassegna Libreschi. Ore 19.30.
PALERMO – 12 ottobre, Libreria Modusvivendi, ore 11. Intervengono Beatrice Monroy, Maria Peritore e Rosario Palazzolo.
CATANIA  –  16 ottobre, libreria Feltrinelli, ore 18. Intervengono Domenico Trischitta e Nicola Savoca.
SIRACUSA –  17 ottobre, ore 20, Circolo dei Lettori. Interviene Luigi Amato.
SIRACUSA –  18 ottobre, ore 19, Libreria Mascali, ore 18. Interviene Simona Lo Iacono. Con la partecipazione delle ballerine della scuola di danza di Maria Carmela Capodieci.
PERUGIA –  24 ottobre, ore 17.30 presso il Foyer del Teatro Morlacchi, nell’ambito della rassegna A qualcuno piace leggere organizzata da Umbrialibri-Regione Umbria, Teatro Morlacchi, Liceo classico Mariotti e “L’altra Libreria”. Introduce Pasquale Guerra.
PESCARA – 6 novembre, Festival delle Letterature dell’Adriatico, ore 19. 
VERONA – 15 novembre, Premio Scrivere Per Amore: proclamazione e premiazione del vincitore (vedi * su questo post)
ROMA – 21 novembre, “Scritto misto”: con Beatrice Monroy, Delia Morea, Roberta Lepri. Ristorante Nanà, ore 18.30.
ROMA – 23 novembre, Circolo Mieli (Via Efeso 2A), ore 18. Intervengono Davide Di Poce e Andrea Maccarrone.
PADOVA – 12 dicembre, Associazione culturale Fantalica, ore 21. Interviene Laura Liberale.
VIENNA – 27 aprile, Hartliebs Bücher, ore 18.

Il viaggio continua a Modena, Verona, Gorizia, Padova, Amsterdam e altre. Prossimamente le date con tutti i dettagli.

*Aggiornamento: Casa di carne è nella terzina finalista del premio Scrivere Per Amore. Si aggiungono quindi due appuntamenti: il 1 ottobre a Milano e il 15 novembre a Verona. Tutti i dettagli sul sito del premio.

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Altri appuntamenti autunnali:
– Bologna, 7 ottobre, libreria Ubik, ore 18, affiancherò Alessio Arena nella presentazione del suo nuovo romanzo La letteratura tamil a Napoli (Neri Pozza, 2014).
– Bologna, 4 novembre, Libreria Trame. Presentiamo l’antologia Père Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi  (Ratio et Revelatio, 2014; a cura di Laura Liberale) alla libreria Trame, ore 18.
– Ozzano dell’Emilia (BO), 11 novembre, alla “Palazzona di Maggio” (via Panzacchi 16) affiancherò Grazia Verasani nella presentazione del suo nuovo romanzo Mare d’inverno (Giunti, 2014). Dettagli in via di definizione.

Francesca Bonafini e "Casa di carne" al Salone Internazionale del Libro 2014, Torino.

Francesca Bonafini e “Casa di carne” al Salone Internazionale del Libro 2014, Torino.


Casa di carne (Avagliano, 2014)

Storia di viaggi e di attraversamenti sia fisici sia esistenziali, e sulla ricerca di sé. Trieste, Brest, Rio de Janeiro, Lisbona, ogni città è per Angela una frontiera da oltrepassare. Trova finalmente un lavoro stabile come cameriera in un albergo, prepara le colazioni, ma vive con profonda inquietudine e curiosità: ha sempre lo zaino pronto, si innamora di Miriam, incontra Alessio, va a vivere con Tiago e non smette mai di credere nell’amore come unico luogo a cui tornare. Salvo poi prendere atto che la fine di ogni sentimento è un addio preparatorio all’ultimo addio della vita. Tra partenze, amicizie, avventure Angela è pronta a gettare via le sue maschere. Ma a quale prezzo? E sapranno fare lo stesso anche i compagni che incontrerà lungo la strada? Un romanzo che ha in sé tutta la meraviglia e il pericolo dello sconfinamento.

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Casa di carne-copertina

Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

 

Avagliano logo
Un po’ di rassegna stampa: Nicola Vacca su SatisfictionSimone Gambacorta sul quotidiano di Teramo La cittàAntonio Celano su Il Quotidiano della Basilicata, Pietro Spirito sul quotidiano di Trieste Il Piccolo, Roberto Carnero su Il Sole 24 Ore, Alessandro Moscè su Il Corriere Adriatico.
Per altri articoli vedi Rassegna stampa.

Alcune interviste: su Letteratitudine, su Life and Style Magazine, su Il Friuli Venezia Giulia, su Leggimi Forte.

Interviste radio: Radio Città del Capo, Radio MPA, Trasmissione Il posto delle parole a Radio TRS 

Video:
Sconfinare, sporgersi, spogliarsi.
Pier Vittorio Tondelli e gli abbracci.
La parola amante – lettura
I baci contrapposti – lettura
Intervista a Quibologna.tv
Book tralier

Torino. Con Darwin Pastorin al Circolo dei Lettori, 8 settembre 2014-

Torino. Con Darwin Pastorin al Circolo dei Lettori, 8 settembre 2014.

Milano, 1 ottobre 2014, i tre finalisti del premio letterario internazionale "Scrivere per Amore": Alessandra Sarchi, Andrea Molesini, Francesca Bonafini

Milano, 1 ottobre 2014, i tre finalisti del premio letterario internazionale “Scrivere per Amore”: Alessandra Sarchi, Andrea Molesini, Francesca Bonafini

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Casa di carne ha già viaggiato qui: le tappe della primavera e dell’estate 2014.

 

Bologna, con Fabrizio Frasnedi alla libreria Coop Ambasciatori, 9 giugno 2014.

Bologna – con Fabrizio Frasnedi alla libreria Coop Ambasciatori, 9 giugno 2014.

ROMA - Università La Sapienza. Intervento sul leggere e sullo scrivere, in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Nanà.

Roma – Università La Sapienza. Intervento sul leggere e sullo scrivere, in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Nanà. 6 giugno 2014.

Al Festival delle Storie in Val di Comino con Marco Vichi, Marina Mander e Divier Nelli. 27 agosto 2014

Al Festival delle Storie in Val di Comino con Marco Vichi, Marina Mander e Divier Nelli.
27 agosto 2014.

Casa di carne sul quotidiano Il Piccolo di Trieste

La recensione a firma di Pietro Spirito, uscita il 3 agosto 2014 sul quotidiano triestino Il Piccolo.

Casa di carne - recensione su Il Piccolo

Casa di carne su Letteratitudine

Su Letteratitudine una lunga intervista su “Casa di carne” e molto altro, a cura di Simona Lo Iacono.

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Perché l’acqua non può restare sempre nascosta

“Già, Udine. Da Davide. Miriam è scappata. Ogni pomeriggio finivamo a letto, e poi magari la sera arrivava Davide e si chiudevano in camera a fare gli innamorati, e io non so come potesse Miriam sdoppiarsi così. E infatti poi non ci è riuscita più, non ce la faceva ad andare avanti dentro la menzogna, perché l’inganno protratto diventa patimento per chi conserva almeno un poco di purezza, di rispetto. Mi viene in mente il fiume Timavo, che per quaranta chilometri scorre sottoterra. Ma poi riappare, perché l’acqua non può restare sempre nascosta.”

Da Casa di carne (Avagliano, 2014).
Lettura registrata alle foci del fiume Timavo, in occasione di una seconda presentazione triestina del romanzo alla libreria In der Tat.

Sul quotidiano "Il Piccolo" di Trieste, 26/07/2014.

Sul quotidiano “Il Piccolo” di Trieste, 26/07/2014.

 

Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

Casa di carne (Avagliano, 2014) su Amazon.

Foci del fiume Timavo

Foci del fiume Timavo

Come un fiume carsico

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Recensione di Casa di carne (Avagliano, 2014) pubblicata su «Il Quotidiano della Basilicata» domenica 20 luglio 2014 a firma di Antonio Celano.

“Come ha già evidenziato Nicola Vacca in un suo recente intervento, è importante chiedersi anche qui, quanto, prima di costruire la sua Casa di carne (Avagliano, 156 pp., 14.00 €), Francesca Bonafini abbia frequentato, attardandovisi, le Camere separate di Tondelli. Un debito forse ancora troppo forte sebbene, peraltro, tranquillamente riconosciuto dall’autrice fin dall’esergo, giù fino alla struttura dei capitoli ordinati per “attraversamenti” in luogo dei tondelliani “movimenti”. Pure con quella lucida attenzione per lo stile e per il ritmo della scrittura, e poi con il piacere tutto particolare di narrare e dipanare l’intima e misteriosa relazione tra vita e morte, che furono anche dello scrittore dell’emiliana Correggio.

Dunque Angela, la voce narrante del romanzo, vende la vecchia casa di campagna allo spirare della nonna, ma ancor di più dell’amore con cui l’ha tirata su dopo la perdita dei suoi genitori –morti anche loro, ma mai ben conosciuti – per sradicarsi a Trieste, sul suo molo, ad aspettare un segno dal mare. Un mare, l’Adriatico, che si rivela alla fine inadeguato, spingendo la protagonista a un lungo, inaspettato percorso che le farà attraversare tutta la Francia fino ad acque d’altura più adeguate al suo destino.

Angela è un’inquieta: “sono abituata a cambiare casa, cambiare città, cambiare per poi ritrovarmi a piedi in strade sconosciute e imparare a camminarci. Alla fine, scoprire che non ho capito niente e che ancora mi confondo”. E quindi, più che i confini, alla giovane trentenne piacciono i crocevia, lo spostamento sempre un passo più in là che è la frontiera, che è ciò che allo spazio si abbandona – ma che pure si porta con sé – e ciò che si guadagna. Ne è più di un sintomo stilistico l’uso dell’anacoluto, della continua rottura sintattica della frase; fratture, sfasamenti che però, adottati e ripetuti, mostrano quanto sappiano farsi anche regola in una scrittura godibile come la musica inesauribile dei murales di Haring. E del resto sillessi significa, in fondo, prendere insieme, unire: raccogliere tutto il passato e il presente e gli opposti lungo un percorso.

E tuttavia Angela è solo apparentemente una nomade, perché cerca sempre di rinnovare la sua radice di provenienza, cioè il prendersi cura totalmente e gratuitamente dell’altro, amando: “perché cadere innamorati, io dico, non c’è altro di meglio che possa capitare, cadere innamorati è una faccenda che smuove le stelle e i pianeti e produce soluzioni alternative alla devastazione, e rinnovamenti, e bonifiche medicamentose”. Amare, per Angela, è desiderare: “luci che sono lontane, volerle tirare giù, farle vicine, portarle a terra, toccarle con le mani, lasciare che si incarnino. Così non saranno più remote incorruttibili, ma fragili e mortali”. Può essere, allora, solo il conquistato oggetto d’amore la definitiva casa di carne che segna l’arresto di ogni erranza, la caduta di ogni confine. Come un vestito, abbandonato il quale si può procedere solo nudi e disarmati in una passione totale.

Si rivela così, nella scrittura della Bonafini, qualcosa che ci pare tipico dell’etica protestante. Certo non nel senso del dovere kantiano, ma in quello di intima, umana “gratitudine” in risposta a una “grazia” di derivazione divina. Non Legge, ma Dono. Perché c’è, nella sua protagonista, un’ascesi weberianamente intramondana, un monachesimo inteso nella sua totalità di aspetti amorosi: “se capita il miracolo del trac, allora dentro l’amore ci metto tutte le energie ma proprio tutte, così qualcuno potrebbe pensare che dopo son stanca e mi stufo o mi stuferò, ma io dico che a essere innamorati le energie fioccano come la manna da ogni dove…”. E questo amore senza maschere, senza infingimenti – leale anche nel caso di sopravvenuto disamore – non può che elevare la protagonista a essere il personaggio normativo che l’altro rivela nella sua incompiutezza a ogni attraversamento, a ogni crocevia.

Succede a Trieste con Miriam, l’irrequieta studentessa di tedesco che le traduce i versi d’amore che Rilke scrisse nella vicina Duino, e si innamora di Angela pur stando con Davide. Un amore che Angela accetta e consuma pienamente, ma che rivela di Miriam una bisessualità in fondo convenzionale sul versante etero: il paravento socialmente rassicurante dischiuso di fronte a un padre violento e a un fratello omofobo. Non resta, così, che la paura; e Miriam preferisce, almeno fino a quando non riuscirà a svelare a se stessa la propria natura, il ritorno da Davide.

Ad Angela non rimane che partire, lasciandosi alle spalle i versi di Rilke (che, sia detto qui per inciso, coraggiosamente firmò per l’abolizione del Paragrafo 175 del Codice penale tedesco che prevedeva pene detentive per gli omosessuali), ma anche la Trieste che fu dell’iniziazione amorosa dell’Ernesto di Saba e delle terrificanti repressioni omofobe ancora oggi conservate nella memoria di San Sabba. Un motivo in più che fa, della protagonista di Casa di carne, non una nomade, ma una rabdomante capace di percepire e lasciarsi trasportare, nel suo percorso, dalla potenza sorgiva delle letterature, specialmente di ispirazione LGBT, capaci di scorrere, come un fiume carsico, sotto la superficie di luoghi e città, costruendone il genius loci. Letterature e parole che, per la protagonista di Bonafini, sono il segno della forza del molteplice e del differente.

Eccola allora con Alessio, sul continente, in terra francese. Alessio l’amico spiccio, il musicista con cui campa alla giornata accompagnandolo nei bistrot parigini. Alessio che non vuole più amare, che diffida di ogni donna, perché una l’ha tradito e, in qualche maniera, per sempre inaridito. Eccola attardarsi a Étretat, dove dipinsero Bodin, Courbet, Monet e dove scrissero Flaubert, Maupassant e Maurice Leblanc. Fino a essere attratta, come un oscuro presentimento, da quella lingua di terra che è il Finistère (finis terrae) bretone, che aggetta, come un altro lungo molo nelle acque di piombo dell’Oceano. Mare, marinai, presagi di morte che pure furono la carne di un romanzo quale Querelle de Brest, di un giovane Jean Genet, e poi dell’omonima pellicola che chiuse la carriera del regista Fassbinder nel 1982.

È qui che Angela incontra Tiago, il marinaio, la definitiva casa di carne da abitare in un mondo nuovo come Rio de Janeiro. Un amore etero, quest’ultimo, anche se l’amante color cioccolata tanto somiglia a quell’insaziabile Bom-crioulo dello scandaloso scrittore Adolfo Ferreira Caminha, brasiliano. Un amore finalmente totale, disturbato solo dall’apparire del germano tossico di Tiago, Mateus, che porterà la storia di Angela al suo epilogo di morte, davanti a un mare che guarda al Portogallo come un ponte interrotto. Un personaggio – il misterioso, cinico, ferito Mateus – che è l’ombra scura di Angela. E forse anche della stessa Bonafini, se la sua forza è capace di condensare, in questo suo romanzo, anche alcuni temi o frequentazioni di sue precedenti prove, Mangiacuore su tutti.

Insomma, alla fine dell’amore non restano che fumo e vanità che spirano da una bocca marcia, senza labbra e senza denti. E nulla può restare, andare o ritornare se, dove la casa di carne ha poggiato e bruciato troppo presto il suo tempo, è un lembo estremo di terra improvvisamente scivolata nel gran mare della morte. Una fine che però salva l’amore – e il lettore – da ogni dubbio di sua finale consunzione, se le sue spoglie possono tornare alle stelle sulla groppa immortale delle letterature.”

(Antonio Celano)

timavo sotterraneo

 

Un romanzo che fa venire voglia di viaggiare e di innamorarsi.
Grazia Verasani

Casa di carne sa dire magnificamente e tutto della geografia sentimentale. Questo romanzo è un’istigazione all’amore.
Patrizia Rinaldi

Silvio D’Arzo diceva che non c’è nulla al mondo di più bello che scrivere. Per parte mia, potrei dire che il fascino ti prende, quando senti che la lingua diventa ritmo, e che quel ritmo ha una sua verità. Francesca Bonafini, oggi, ridesta questa esperienza di incantesimo.
Fabrizio Frasnedi

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Casa di carne a quibologna.tv

Parlando di Casa di carne (Avagliano, 2014) a Tra le dita, rubrica di libri della web television Quibologna.tv.

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Altri video inerenti a “Casa di carne” sulla pagina youtube di Avagliano:
Sconfinare, sporgersi, spogliarsi.
Pier Vittorio Tondelli e gli abbracci.
La parola amante – lettura
I baci contrapposti – lettura

“Casa di carne” su Satisfiction

logo satisfiction
Grazie a Nicola Vacca che su Satisfiction recensisce Casa di carne con parole bellissime, e su facebook scrive: “Casa di carne di Francesca Bonafini è un romanzo sulla grande forza della passione e dell’amore nelle nostre esistenze. Si legge tutto d’un fiato, si vive dalla prima all’ultima pagina. Casa di carne sarebbe piaciuto molto a Tondelli che in questa storia avrebbe sicuramente ritrovato lo spirito del suo Camere separate”.

Casa di carne su SatisfictionCasa di carne (Avagliano, 2014) su Amazon.

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