Francesca Bonafini

Da "Mangiacuore" (Fernandel, 2008) a "Celestiale" (Sinnos, 2018) : l'archivio delle mie pubblicazioni, presentazioni, readings, rassegna stampa

Tag: rassegna stampa mangiacuore

Mangiacuore su “Teramani.net”

Recensioni a "Mangiacuore"

Recensione a firma di Carina Spurio su "Teramani.net":
www.teramani.net/public/post/mangiacuore-francesca-bonafini-fernandel-2008-di-carina-spurio-204.asp#more

***

TUTTA LA RASSEGNA STAMPA SU "MANGIACUORE" QUI:
http://mangiacuore.splinder.com/tag/rassegna+stampa

Annunci

Mangiacuore su “Fucinemute”

Mangiacuore - copertina

 

Recensioni a "Mangiacuore" – Interviste

Sul numero 123 (giugno 2009) della rivista Fucine mute 
http://www.fucine.com/

Recensione a firma di Lorenza Pravato:
http://www.fucine.com/network/fucinemute/core/index.php?url=redir.php?articleid=1756
 

intervista video:
http://www.fucine.com/archivio/fm123/video/bonafini/bonafini.htm

 ***

TUTTA LA RASSEGNA STAMPA SU "MANGIACUORE" QUI:
http://mangiacuore.splinder.com/tag/rassegna+stampa

 

 

Mangiacuore a Radio In Corso

radio_news


Intervista del 13 maggio 2009 a Radioincorso, web radio dell’università di Trieste http://radioincorso.it/
Una chiacchierata su Mangiacuore e non solo, ascoltando canzoni di Ivano Fossati e non solo…

L’intervista si può ascoltare e scaricare qui:
http://www.box.net/shared/yt1gdekz6f

Intervista su Abruzzocultura

Ringrazio Simone Gambacorta, che mi ha intervistata per la rivista on line “Abruzzo Cultura”.
Qui la nostra lunga chiacchierata, in cui abbiamo parlato di Mangiacuore, di scrittura, di racconti, della lingua italiana e anche del mio forte legame con l’Abruzzo:
http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/francesca-bonafini-e-mangiacuore

Mangiacuore su “Internazionale”

Recensioni a "Mangiacuore"

Recensione di Guido Vitiello su "Internazionale"
5/11 dicembre 2008                          Internazionale-logo   

Internazionale-recensione a Mangiacuore

Mangiacuore su “Il Domani”

Recensioni a "Mangiacuore"

Il Domani - quotidiano bolognese

Recensione di Sergio Rotino su "Il Domani" di Bologna – giugno 2008

A leggere gli esordi narrativi di molti autori, resta solo la tristezza per quello che poteva essere e non è stato. Accade spesso, ma grazie al cielo non sempre. Qualcosa si salva, perché probabilmente l’autore sapeva già in partenza cosa voleva raccontare e come raccontarlo. Una sensazione bellissima, quando la si incontra. Perché ci fa capire quanto poco di improvvisato ci sia nel lavoro di quello scrittore e quanta intenzionalità, quanta forza abbia messo nello scrivere il suo esordio. In Mangiacuore, esordio sulla lunga distanza della trentatreenne Francesca Bonafini, ci sembra accada proprio questo. La storia è infatti costruita con attenzione e senza sbavature, lavorando con attenzione sui personaggi senza però dimenticare uno sviluppo credibile della storia. Ma dentro le pagine del romanzo colpisce anche la capacità da parte della Bonafini di far scattare un meccanismo assai raro, cioè la voglia di rileggerlo così da sentire ancora una volta le voci che si alzano dai due personaggi principali, da Alfredo e dalla non meglio identificata "ragazza del Nord". Due voci, intrise dell’eco tondelliano di Altri libertini, che riescono a riempire con il loro alternarsi e mutare l’intero arco della storia proposta da questa autrice. Voci che si offrono come una via alternativa al classico universo giovanilista, dipinto oramai costantemente come preda di un narcisistico solipsismo depressivo o modellato attorno a una filosofia e una antropologia che diventa vera solo grazie alla quantità targhettizzata di oggetti citati. In Mangiacuore questa ragazza e questo ragazzo descrivono una realtà concreta, che scommette tutto sulla credibilità della situazione. Per essere più precisi, i due personaggi sono completamente immersi dentro questa realtà che si muove  di pari passo con le azioni che compiono, con le decisioni che prendono, reagendo a e ragionando sopra quanto accade sia dentro sia fuori di loro. La "ragazza del Nord" (un Nord vago, riconducibile a Bologna: città mai agita, solo nominata) e Alfredo – tossico romano in cerca di cure e di un luogo in cui trasformare il suo ribellismo negativista adolescenziale in una possibile adultità – non fanno altro nei cinque capitoli di questo purtroppo breve romanzo. E per comunicare il loro essere dentro il movimento della realtà, il loro essere la realtà stessa, era importante dotarli di voci che, come ha intelligentemente fatto Bonafini, si opponessero e si intersecassero vicendevolmente, travasando dall’una all’altra quella sorta di moderno male di vivere che ci possiede tutti. Una realtà quindi dove il percorso che dal dolore porta alla felicità non è mai univoco, dove quella specie di ottimismo della ragione tramutato in ostinazione dietro cui si cela la protagonista non è altro che lo specchio di quanto va facendo Alfredo: il fuggire dalle comunità per poi volerci ritornare, l’ubriacarsi, il diventare violento a parole più che nei fatti, blaterando a vuoto, proprio come un tardivo adolescente contro il mondo bestia. Che poi è il mondo degli affetti, la sua famiglia e questa ragazza settentrionale. La famiglia e la casa sono un crocevia fondamentale in Mangiacuore, perché è in queste due situazioni che va poi a ispessirsi il rapporto con la realtà dei due personaggi principali ed è in esse che si innesca per loro lo scontro e il rispecchiamento. La casa e la famiglia di Alfredo diventano perciò il luogo catartico della vicenda, diventano il luogo di una presa di coscienza che si andrà a sviluppare in seguito e porterà a sviluppi inattesi. In qualche modo, fra quegli affetti e fra quelle mura più che altrove, si compie quanto avveniva nella Zona descritta anni addietro da Tarkovskij nel suo Stalker. Lì si avveravano i desideri più intimi di chi riusciva a raggiungerla, qui si arriva a strappare il velo di Maya dai propri occhi, si impara a conoscersi per quello che realmente si è.

Mangiacuore su “Pulp”

Recensioni a "Mangiacuore"

Pulp libri – maggio/giugno 2008

Pulp libri - Mangiacuore

 

Recensione di Francesca Giommi su Pulp libri di maggio/giugno

Francesca Bonafini – "Mangiacuore" (Fernandel, 2008)

Dietro alle apparenze di una storia d’amore come tante – ma forse anche più improbabile di altre, dato che ha per protagonisti l’eroinomane romano Alfredo e una volontaria di un centro di disintossicazione milanese, conosciuta per tutto il romanzo soltanto come "la ragazza del nord" – si celano tematiche sociali di grande attualità nel romanzo d’esordio della giovane scrittrice veronese Francesca Bonafini. Il vero nocciolo del libro sta infatti nel difficile rapporto tra due persone in principio molto diverse tra loro, ma entrambe tormentate dallo stesso bisogno di trovare qualcosa di più autentico e profondo al di là delle varie maschere che la società in cui vivono impone. Come la sua autrice l’ha definito in una recente intervista, è "una ricerca di senso fra l’amore e la droga", ricerca portata avanti per vie contorte e sofferte, dettata da un bisogno dell’altro caparbio e ostinato, e a tratti quasi incomprensibile, poiché è solo nell’incontro con l’altro che si possono ancora trovare zone di autenticità, rifugi sicuri in cui calare tutte le maschere.
Si tratta anche di un libro sulle diverse dipendenze di cui ciascuno può diventare vittima: ben presto sarà infatti la "ragazza del nord" a diventare dipendente da Alfredo, a non poterne più fare a meno, nonostante questo minacci di trascinarla nel suo vortice di autodistruzione, verso un finale sorprendente e inteso a suscitare riflessione. I due apparenti contrasti che i protagonisti del libro incarnano – forte/debole, "normale"/deviato – si avvicinano fino a confondersi e quasi invertirsi, attraverso un’alternanza di due voci narranti all’inizio ben distinte che riproducono l’ininterrotto dialogare tra i due protagonisti, rivelandosi in realtà un sovrapporsi di monologhi e introspezioni speculari.
Mangiacuore può apparire atipico come esordio letterario per tema e stile, almeno per quanto riguarda il panorama italiano, ma questa atipicità si rivela più un pregio che un difetto, trattandosi di un libro  coraggioso e schietto ma anche consapevole e ben scritto, nato in parte da un’esperienza autobiografica  e in parte maturato dalla precedente pratica narrativa della giovane autrice, che ha già al suo attivo – tra le  altre cose – la partecipazione alla raccolta di racconti Quote rosa (curata da Grazia Verasani e Gianluca Morozzi ed edita dalla stessa Fernandel) .
(F.Giommi)

 

Mangiacuore su “L’indice dei libri del mese”

Recensioni a "Mangiacuore"

L’Indice

-dei libri del mese-
Aprile 2008

Mangiacuore su L

Mangiacuore – scheda di Jacopo Nacci su L’indice, aprile 2008

La ragazza del nord e colta, curiosa, è politicamente attiva, fa volontariato. E in una comunità di recupero, a Milano, conosce Alfredo, eroinomane romano in via di disintossicazione. Tra i due, apparentemente cosi diversi, sboccia l’amore. Per Alfredo liberarsi dal ruolo che si é ritagliato e in cui si trova ormai imprigionato é l’unico modo di salvarsi la vita. Con spirito di abnegazione l’una e riluttanza l’altro, i due si immergono in quel caos, di insicurezza e paura, che spesso si cela dietro alle maschere che indossiamo per sopravvivere a noi stessi e al mondo. La ragazza del nord non potrà sottrarsi alla resa dei conti con il suo lato oscuro. Il romanzo è narrato con due voci parallele che nel corso della storia si contaminano l’un l’altra: l’ottimismo straripante della ragazza del nord sembra contagiare, in una certa misura, anche la voce ora laconica ora rabbiosa di Alfredo, a sua volta l’incapacità d’agire di Alfredo si riflette sulla voce della protagonista. La contaminazione dei toni é dunque specchio della direzione in cui di volta in volta si muove il reciproco contagio emotivo. Il linguaggio è inteso ora come chiave per scoprire il senso della vita, ora come possibilità di invenzione, menzogna, barriera di superficialità eretta a suon di "ti amo" e "sto bene" per difendersi dal caos interiore che non si vuole esplorare, insulto che chiude ogni porta al dialogo dando un’arrogante sensazione di potenza. Emerge la disperata compresenza di incapacità di stare soli e impossibilità di dare fiducia, viene alla luce il male naturale e contagioso di un mondo teso tra menzogna e dolore. E il dolore é talmente intenso che le parole superficiali smettono di essere un male, e diventano una agognata sostanza con la quale narcotizzarsi.

Mangiacuore su “L’Arena”

Recensioni a "Mangiacuore"

L’Arena – il giornale di Verona, 28 aprile 2008
recensione di Alessandra Galetto

L

Su Dadamag e Gufetto


Recensioni a "Mangiacuore"

Dopo le varie recensioni a "Mangiacuore" su quotidiani e riviste, ne segnalo invece due on line:

Qui il pezzo di Renzo Brollo su "Dadamag"
http://www.dadamag.it/default.asp?scheda=1673 

E qui Isabella Borghese su "Gufetto"
http://www.gufetto.it/cms/index.php/Libri-recensioni/Mangiacuore-di-Francesca-Bonafini.html

Mangiacuore su Cosmopolitan – aprile 2008

Su Cosmopolitan
di aprile si parla di
Mangiacuore

cosmopolitan - f.bonafini

Mangiacuore su “La Gazzetta di Parma”

Recensioni a “Mangiacuore”

Gazzetta di Parma, 12 febbraio 2008
recensione di Alberto Sebastiani

gazzetta_di_parma_terza_versione

Gazzetta di Parma
12 febbraio 2008
Alberto Sebastiani

C’è un masochismo pervicace nei due protagonisti di «Mangiacuore», il romanzo d’esordio di Francesca Bonafini, che pubblica il suo primo libro per Fernandel dopo una lunga gavetta tra riviste e antologie, in particolare Quote rosa, uscita sempre per Fernandel, curata da Grazia Verasani e Gianluca Morozzi. «Mangiacuore» è un libro che affronta un tema non facile. La copertina (assai poco accattivante) non tragga in inganno.
La Bonafini racconta una storia a due voci: lui, Alfredo, tossico romano, o ex tossico, tra comunità, fughe, liti in casa con la famiglia; lei, studentessa fuorisede a Bologna, impegnata socialmente, idealista, forse debole, forse forte, non lo sa neanche lei. Si conoscono a Milano: lei volontaria, lui in comunità, ricoverato. Da lì l’amore, raccontato attraverso due monologhi che si intrecciano, e dicono tutte le difficoltà, gli idilli mancati e impossibili, la volontà (o il masochismo) di voler sempre andare fino in fondo a ogni cosa, a ogni situazione, a ogni parola, alla ricerca di un senso, forse. E forse è amore e forse non lo è. Forse sono due solitudini che non dialogano, ma appunto monologano, cercando, forse appoggiandosi l’uno all’altro, quel senso, quell’essere che non riescono a trovare.
Forse sono la stessa persona, che ha preso due strade diverse, e che per un tratto si è rincontrata, quasi a volersi chiarire, prima di ridividersi. Sono tanti, troppi, i «forse» di questa storia. Ed è il suo bello. Non ci sono risposte chiare, né lieti fini possibili. Anzi, «forse», l’esistenza stessa di una storia di questo tipo è un lieto fine, indipendentemente dal suo finale. Francesca racconta questi complicati «forse» senza toni lacrimevoli, con uno stile che tende all’oralità, ma che gioca con la lingua letteraria, con citazioni, creando un ritmo e una situazione che dice, a suo modo, il caos interiore dei personaggi. Anche se in alcuni momenti questo gioco stilistico non è perfettamente riuscito, resta comunque un ottimo esordio.

Mangiacuore su Il Corriere Nazionale

Pagina culturale settimanale de "Il Corriere Nazionale", a cura di Stefania Nardini, 10 febbraio 2008

Pag.libri de Il Corriere Nazionale

Mangiacuore su Repubblica

5 febbraio 2008: Mangiacuore è in libreria

Massimiliano Panarari su La Repubblica-Bologna, 5 febbraio 2008

La Repubblica - BO