E i veri costruttori di pace sono sempre coloro che scelgono di tessere, giorno per giorno, i fili di una trama di senso (Fabrizio Frasnedi)

di Francesca Bonafini

 

H.M. Enzensberger, in “Prospettive sulla guerra civile”, Einaudi, 1994Anche la guerra microscopica, molecolare, non dura in eterno. Una volta finite le battaglie di strada arrivano i vetrai, dopo il saccheggio, nella cabina devastata, due uomini riallacciano con le tenaglie i cavi del telefono. In cliniche sovraffollate medici in servizio d’emergenza lavorano l’intera notte per salvare la vita dei sopravvissuti.

La perseveranza di questi uomini ha del miracoloso. Sanno che non possono rimettere a posto il mondo. Soltanto un angolo, un tetto, una ferita. Sanno persino che gli assassini torneranno, poche settimane o dieci anni dopo…

Si è voluto fare di Sisifo un eroe esistenzialista, un outsider e ribelle di tragicità sovrannaturale, avvolto da un satanico fulgore. Forse è tutto errato. Forse Sisifo è qualcosa di molto più importante, ossia un personaggio della vita quotidiana…

Non era un filosofo, ma una mente astuta. Si narra che riuscì a incatenare la morte e che più nessuno morì sulla terra finché Ares, il dio della guerra, liberò la morte e le consegnò Sisifo stesso. Ma questi raggirò la morte per la seconda volta, e riuscì a tornare sulla terra. Dicono che sia diventato molto vecchio.

Più tardi, come punizione per la sua avvedutezza, fu condannato a far rotolare un pesante macigno fino alla sommità di un monte, in eterno. Questo macigno è la pace.

(H.M. Enzensberger, in Prospettive sulla guerra civile, Einaudi, 1994).

Ciò che qui Enzensberger chiama pace altro non è che il senso. E i veri costruttori di pace sono sempre coloro che scelgono di tessere, giorno per giorno, i fili di una trama di senso; gli uomini di Sisifo sono costruttori di senso. “Sanno che non possono rimettere a posto il mondo. Soltanto un angolo, un tetto, una ferita”. […]

Se siamo quei vivi che non rinunciano a rimettere a posto un angolo, un tetto, una ferita, allora anche la vita degli altri ci appare come la fatica continua di non rinunciare a rimettere a posto quel che si può, e la riguardiamo con solidarietà, e vorrei dire con tenerezza.

Penso, quando parlo di tenerezza, all’annaspare di tutti, alla lotta di ognuno, persino all’inevitabile disperdersi e perdere la bussola e smarrirsi… Perché il non senso, stretto fratello della violenza, sembra un mare, e costruire senso assomiglia a vuotare il mare con un secchiello, o con il famoso paniere bucato.

Fabrizio Frasnedi in La lingua, le pratiche, la teoria. Le botteghe dell’agilità linguistica, Clueb 1999.

La lingua, le pratiche, la teoria. Le botteghe dell'agilità linguistica - Fabrizio Frasnedi

Annunci