Fabrizio Frasnedi, mio Maestro amatissimo

di Francesca Bonafini

Le parole di Fabrizio Frasnedi sono il mio nutrimento quotidiano, la mia guida, il mio conforto. Sono ormai parte di me, le sue parole, sono carne mia, mi accompagnano in tutto ciò che faccio. Eppure non mi bastano mai, ne cerco altre, ne voglio altre, ancora. Per questo, tutte le volte che mi è stato possibile, sono andata ad ascoltarlo far lezione. In punta di piedi, nascostamente, a sua insaputa.
L’ho amato per tanti anni in silenzio, da lontano. Soltanto di recente ho preso coraggio (ho avuto il coraggio della mia timidezza, come il conte Mosca con la Sanseverina ne “La certosa di Parma” di Stendhal) e sono riuscita a dirglielo, questo bene. Ma ho avuto anche la sensazione che il mio dire fosse insufficiente, che il mio affetto e la mia gratitudine e la fascinazione per quelle sue incantevoli passeggiate nei testi strabordassero nell’ineffabile. Perché il suo insegnamento trascende l’ambito linguistico e letterario: è un insegnamento per la vita. Chiunque l’abbia conosciuto, chiunque abbia avuto questa fortuna, sa che è proprio così come dico.
Nel 2014, dopo la presentazione di “Casa di carne” alla libreria Ambasciatori, gli inviai questa foto. “Questa fotografia un po’ sgranata la conserverò tra i ricordi più belli”, gli scrissi. Lui rispose: “Grazie. Farò lo stesso”.
È stato il mio Maestro. Mi mancherà tanto, e mentre lo scrivo mi viene da piangere. Ma so che da quando l’ho incontrato, quindici anni fa, non è passato un giorno senza che io abbia avuto un pensiero d’affetto per lui. E sarà così finché avrò respiro.
Fabrizio, che bellissimo nome.

Bologna, con Fabrizio Frasnedi alla libreria Coop Ambasciatori, 9 giugno 2014.

Bologna, con Fabrizio Frasnedi alla libreria Coop Ambasciatori, 9 giugno 2014.

 

“Anche la sintassi ha, infatti, un sapore; anzi ne ha molti. La sintassi è il segreto, per esempio, che fornisce alle frasi che diciamo, che ascoltiamo, che leggiamo, la loro grazia e il loro garbo. E il garbo di una frase è il suo insostituibile sapore; e tale sapore non è altro che il suo ritmo. La sintassi si legge anche a viva voce, e si “sente” a viva voce. Con tanta maggiore passione cercheremmo di carpire alla lingua i suoi segreti se imparassimo innanzi tutto ad ascoltarla, e a cogliere il fascino ritmico della sua voce. E, nel ritmo, l’impasto indistricabile di forma e senso. Nella grazia e nel garbo, la capacità di dire.
Tutti sappiamo del fascino che producono i percorsi della voce, quando essa, traducendo il dettato testuale nei propri ritmi, sembra essere il veicolo del nascere delle storie e dei loro mondi, e quasi l’origine del miracolo del senso; il senso che ci tiene avvinti, e ci fa pendere dalle labbra del lettore.”

Fabrizio Frasnedi, da “La scrittura e la voce” (In “Scrivere altrimenti”, 2010; a cura di Elisabetta Biffi).

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