Allegria di naufragi

di Francesca Bonafini

“Il naufragio ci ricorda che non siamo onnipotenti, e che tutte le nostre certezze sono fatte di sabbia, e che il sapere, se davvero coincide con la saggezza, non ha niente a che fare con la sicumera e con lo sfoggio. Perdersi è salvifico, perdersi ci dice chi siamo, ci ricorda una parola bellissima: umiltà, che viene da humus, terra. Noi questo siamo: terra. Che poi humus nel linguaggio corrente significa terreno molto fertile, e noi possiamo essere molto fertili, possiamo generare bellezza, perché l’umiltà ci rende più capaci di creare armonia anziché conflitto o, per lo meno, di porre le basi per una convivenza il più possibile rispettosa, e quindi pacifica. E infine, il naufragio forse ci insegna anche l’allegria, e qui mi riferisco a quel meraviglioso titolo ungarettiano, Allegria di naufragi: il naufragio talvolta rinnova l’attaccamento alla vita, malgrado tutto.”

Dall’intervista uscita su Tribuna Italia.

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