Mangiacuore su “Pulp”

di Francesca Bonafini

Recensioni a "Mangiacuore"

Pulp libri – maggio/giugno 2008

Pulp libri - Mangiacuore

 

Recensione di Francesca Giommi su Pulp libri di maggio/giugno

Francesca Bonafini – "Mangiacuore" (Fernandel, 2008)

Dietro alle apparenze di una storia d’amore come tante – ma forse anche più improbabile di altre, dato che ha per protagonisti l’eroinomane romano Alfredo e una volontaria di un centro di disintossicazione milanese, conosciuta per tutto il romanzo soltanto come "la ragazza del nord" – si celano tematiche sociali di grande attualità nel romanzo d’esordio della giovane scrittrice veronese Francesca Bonafini. Il vero nocciolo del libro sta infatti nel difficile rapporto tra due persone in principio molto diverse tra loro, ma entrambe tormentate dallo stesso bisogno di trovare qualcosa di più autentico e profondo al di là delle varie maschere che la società in cui vivono impone. Come la sua autrice l’ha definito in una recente intervista, è "una ricerca di senso fra l’amore e la droga", ricerca portata avanti per vie contorte e sofferte, dettata da un bisogno dell’altro caparbio e ostinato, e a tratti quasi incomprensibile, poiché è solo nell’incontro con l’altro che si possono ancora trovare zone di autenticità, rifugi sicuri in cui calare tutte le maschere.
Si tratta anche di un libro sulle diverse dipendenze di cui ciascuno può diventare vittima: ben presto sarà infatti la "ragazza del nord" a diventare dipendente da Alfredo, a non poterne più fare a meno, nonostante questo minacci di trascinarla nel suo vortice di autodistruzione, verso un finale sorprendente e inteso a suscitare riflessione. I due apparenti contrasti che i protagonisti del libro incarnano – forte/debole, "normale"/deviato – si avvicinano fino a confondersi e quasi invertirsi, attraverso un’alternanza di due voci narranti all’inizio ben distinte che riproducono l’ininterrotto dialogare tra i due protagonisti, rivelandosi in realtà un sovrapporsi di monologhi e introspezioni speculari.
Mangiacuore può apparire atipico come esordio letterario per tema e stile, almeno per quanto riguarda il panorama italiano, ma questa atipicità si rivela più un pregio che un difetto, trattandosi di un libro  coraggioso e schietto ma anche consapevole e ben scritto, nato in parte da un’esperienza autobiografica  e in parte maturato dalla precedente pratica narrativa della giovane autrice, che ha già al suo attivo – tra le  altre cose – la partecipazione alla raccolta di racconti Quote rosa (curata da Grazia Verasani e Gianluca Morozzi ed edita dalla stessa Fernandel) .
(F.Giommi)

 

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