di Francesca Bonafini


Mangiacuore, estratto da pagg. 12-13


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Roma Termini. Tutte le volte che scendo dal treno mi tremano le gambe. Percorro il binario, quella sua breveinfinita lunghezza, e mi tremano le gambe. Porca vacca in che cavolo di casino mi sono cacciata. Eh, lo so. Sono brava a buttarmi nei casini, io. Un talento di quelli spiccati, evidenti, indiscutibili. Ma non faccio mica apposta. Mi viene naturale, ecco, forse è quello: mi viene naturale.
Alfredo non era previsto.
Non era previsto. Punto.
Del resto, troppe cose non erano previste.
Sai cos’è che succede? Succede che da piccoli si pensa che la vita sia in un modo tutto bello e che tutto vada bene e che a me mica mi capitano le cose incasinate oscure, perché anch’io come gli altri ho da fare robe giuste e importanti e soprattutto normali secondo la norma stabilita e impacchettata come lo stoccafisso, ed è ovvio che ce la farò. Invece poi succede che ti tremano le mani e non ce la fai mica più a fare quello che devi. Succede che ti sembra tutto troppo diffcile per te, che sei debole, troppo minuscola per i progetti, anche quelli piccoli piccoli borghesi. Anche quelli. Però, bene o male, saresti capace anche tu di trovarti un lavoro e un marito e dei figli e una casa perché si fa così e perché lo fanno tutti. Saresti capace, ma non vuoi. Perlomeno non adesso, non subito. Perché? Boh.
Sarà che ti piove sulla testa un tormento che dio lo manda e non hai riparo e te lo becchi tutto addosso, e allora comincia la fatica di andare per le strade con i vestiti fradici di quel tormento lì che la gente ti guarda con occhi torvi, perché non lo capisce proprio niente quel travaglio. La gente non li capisce proprio quei vestiti pesanti di pioggia tormentosa e dice ma perché non se li toglie e si dà una regolata.
Eh, bravi. Ma la pioggia è andata fin giù nelle ossa. I vestiti li puoi anche asciugare, cambiare, metterti sopra l’abito buono a nascondere le ossa marce. Che poi è quello che fai quando esci e vai in mezzo alla gente: nascondere la malattia.
Perché la gente, di giorno fa le cose giuste e di notte dorme il sonno dei giusti, e tu invece non dormi mica più. Tu non sei dalla parte dei giusti. Tu hai dentro una cosa maledetta che ti porta lontano. Ti tocca partire.
Certi pezzi di viaggio te li devi macinare sulla strada. Andarteli a cercare nei vicoli.
Io, a me, mi è capitato un giorno di andare a Milano.

bambini a milano
(Mangiacuore, estratto da pagg. 12-13)

Illustrazioni di Benito Mascitti

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