di Francesca Bonafini


L’incipit della ragazza del nord
(Mangiacuore, estratto da pagg. 9-10)

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Ad averlo saputo per tempo, ad aver intuito precocemente l’alta e perigliosissima densità tossica insita nell’indicibile profumo divino di Alfredo (e infatti non mi ci provo a dirlo, io, l’ineffabile), col cavolo che mi ci sarei parata davanti senza la minima precauzione (bombole di ossigeno, maschera antigas, camera iperbarica mobile).
Essendo l’aroma emanato dalla sua pelle una sostanza psicoattiva atta a stimolare il sistema nervoso centrale, sarebbe stato auspicabile, da parte delle autorità preposte all’ordine pubblico, allegare alla sua persona un foglietto illustrativo al fine di chiarire minuziosamente almeno le controindicazioni connesse all’uso, oppure un semplice e da chiunque facilmente comprensibile avvertimento (del tipo attenzione attenzione sostanza pericolosa che, sniffa oggi sniffa domani, va a finire con la dipendenza che cattura le budella e non le
vuole mollare più).
A saperlo, ci si può anche regolare. Almeno limitare l’esposizione,
se non è proprio possibile evitarla del tutto.
E invece no. Alfredo circola impunito a far danni irreparabili, con l’aggravante di portarsi addosso una bocca che non si sa mica chi possa averla inventata così bella e piena di carne che viene smania di assaggiarla e una fame di carne che non te la togli e ti si presenta durante il sonno notturno sotto forma di lonza leggera e presta molto, e alla mattina tocca anche mettersi a fare l’ermeneuta dei sogni. Ma come se non bastasse, il farabutto ha perfino l’arditezza di guardare con uno sguardo grigioverde che esorta inequivocabilmente al banchetto carnale, nonché la sfrontatezza di attivare gli organi della fonazione emettendo suoni splendidamente baritonali e
ipnotici al fine di alterare la funzione percettiva degli astanti.
Inoltre, egli non si cura affatto di celare pudicamente l’angelica capigliatura nera e maledetta come l’inferno, e neppure si preoccupa di evitare che inermi occhi altrui si espongano al pericolo di appoggiarsi sul suo corpo di giovinetto della Grecia antica (quelli che piacevano ai filosofi), corpo adolescente nonostante
abbia egli raggiunto l’età di gesucristo crocifisso.
Ecco dunque scientificamente spiegato il motivo per cui mi ritrovo, mio malgrado, a salire su un treno in preda alla più tremenda delle astinenze (vampate di caldo alternate a brividi di freddo, lacrimazione, crampi) con il solo scopo di raggiungere Alfredo nella sua città, luogo in cui soggiornò per un certo numero di anni il pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, il quale (come dimostrano i lunghi studi da me compiuti sulla sua opera) dall’osservazione della figura di Alfredo trasse oltremodo ispirazione.

alfredo tra i palazzi

 

(Mangiacuore, estratto da pagg. 9-10)

Illustrazioni di Benito Mascitti

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