di Francesca Bonafini

L’incipit di Alfredo
(Mangiacuore, estratto da pagg. 10-11)


Mangiacuore-rovine

Io non so se ce la faccio.
A guardarmi alle spalle, vedo soltanto rovine. Ma non le rovine di Roma antica. Quelle non mi fanno paura, e mi piace camminarci dentro.
La mia Roma di rovine ha i muri scrostati di Centocelle dove sono stato bambino e poi ragazzo e poi la mia famiglia si è trasferita a Monte Sacro. Però a Centocelle ci tornavo con il motorino tutti i pomeriggi dopo la scuola, perché lì avevo gli amici, che forse amici non erano. Forse, era solo un trascinare in gruppo le nostre solitudini cercando un senso.
disperazioneIo, in tutto quel cercare, mi sono trovato per le mani anche la polvere. Dicevano che era buona e che calmava l’angoscia. 
Era vero e mi piaceva e mi sentivo forte e non avevo più paura. Poi ho iniziato a venderla, e questo mi dava la sensazione di essere importante, tutti mi cercavano e mi rispettavano. Ero come un dio, ero potente. Avevo finalmente la mia bella maschera la indossare e non mi sentivo più inferiore a nessuno e guadagnavo un mucchio di soldi, che sono tutte cose che per la gente hanno valore. Poi succede che la polvere copre tutto e non esiste più nulla all’infuori di lei. Eppure credevo di abbracciare il mondo intero.
In realtà, non avevo capito un cazzo. Ci ho impiegato molti anni per capire. Anzi, forse ancora non ho capito un bel niente. L’unica cosa che so è che se guardo indietro vedo una discarica, e mi sembra che sia quello il mio posto.
C’è una ragazza del nord che viene a cercarmi e mi dice cose belle nell’orecchio e mi bacia a lungo. Non ha paura delle mie cicatrici. Mi legge pagine che non lo so proprio da che libri vengono, puliscono le piaghe ma anche fanno male un bel po’. Mi abbraccia e dice che sono tossico e creo dipendenza e che le tocca fare tutti quei chilometri per avere la sua bella dose di me, e allora ridiamo insieme e ogni cosa diventa più leggera.
In quei momenti non ci penso, alla discarica. Ma sono solo momenti. Chiuso in una stanza insieme a lei mi pare che posso anche raccontarmi senza fingere, ma non sempre ci riesco.
Poi esco fuori e mi sento addosso gli sguardi.
Soprattutto, mi sento addosso il mio.
Lo so che per distoglierlo basterebbe toccare la polvere ancora una volta, e poi ancora. Ma io non voglio. Però non lo so, se ce la faccio. Mi sembra che se non torno indietro devo mettermi una maschera nuova che su di me non è nemmeno credibile e mi sento ridicolo.
La ragazza dice che non è obbligatorio mettersi le maschere, ma a me mi pare che il mondo vada avanti così.

 

Mangiacuore - maschere

 

(Mangiacuore, estratto da pagg. 10-11)

Illustrazioni di Benito Mascitti

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