Francesca Bonafini

Da "Mangiacuore" (Fernandel, 2008) a "Celestiale" (Sinnos, 2018) : l'archivio delle mie pubblicazioni, presentazioni, readings, rassegna stampa

venerdì 29 febbraio

autobus_presentazioni


PRESENTAZIONE A RIMINI

 

ore 21.00 Libreria Indipendente-mente Interno4
(Via Di Duccio 26).
http://www.indipendente-mente.it/dett_eve.php?eve=34

Fernandel e Coniglio Editore presentano: “Cosa bolle in Adriatico? un incontro tra due mo(n)di di scrivere.” : Mangiacuore di Francesca Bonafini (Fernandel) e la raccolta Pronti per Einaudi (Coniglio Editore). Saranno presenti gli autori insieme a Iacopo Nacci, de L’Indice.


L’incipit della ragazza del nord
(Mangiacuore, estratto da pagg. 9-10)

manocuore_a_Ostia

Ad averlo saputo per tempo, ad aver intuito precocemente l’alta e perigliosissima densità tossica insita nell’indicibile profumo divino di Alfredo (e infatti non mi ci provo a dirlo, io, l’ineffabile), col cavolo che mi ci sarei parata davanti senza la minima precauzione (bombole di ossigeno, maschera antigas, camera iperbarica mobile).
Essendo l’aroma emanato dalla sua pelle una sostanza psicoattiva atta a stimolare il sistema nervoso centrale, sarebbe stato auspicabile, da parte delle autorità preposte all’ordine pubblico, allegare alla sua persona un foglietto illustrativo al fine di chiarire minuziosamente almeno le controindicazioni connesse all’uso, oppure un semplice e da chiunque facilmente comprensibile avvertimento (del tipo attenzione attenzione sostanza pericolosa che, sniffa oggi sniffa domani, va a finire con la dipendenza che cattura le budella e non le
vuole mollare più).
A saperlo, ci si può anche regolare. Almeno limitare l’esposizione,
se non è proprio possibile evitarla del tutto.
E invece no. Alfredo circola impunito a far danni irreparabili, con l’aggravante di portarsi addosso una bocca che non si sa mica chi possa averla inventata così bella e piena di carne che viene smania di assaggiarla e una fame di carne che non te la togli e ti si presenta durante il sonno notturno sotto forma di lonza leggera e presta molto, e alla mattina tocca anche mettersi a fare l’ermeneuta dei sogni. Ma come se non bastasse, il farabutto ha perfino l’arditezza di guardare con uno sguardo grigioverde che esorta inequivocabilmente al banchetto carnale, nonché la sfrontatezza di attivare gli organi della fonazione emettendo suoni splendidamente baritonali e
ipnotici al fine di alterare la funzione percettiva degli astanti.
Inoltre, egli non si cura affatto di celare pudicamente l’angelica capigliatura nera e maledetta come l’inferno, e neppure si preoccupa di evitare che inermi occhi altrui si espongano al pericolo di appoggiarsi sul suo corpo di giovinetto della Grecia antica (quelli che piacevano ai filosofi), corpo adolescente nonostante
abbia egli raggiunto l’età di gesucristo crocifisso.
Ecco dunque scientificamente spiegato il motivo per cui mi ritrovo, mio malgrado, a salire su un treno in preda alla più tremenda delle astinenze (vampate di caldo alternate a brividi di freddo, lacrimazione, crampi) con il solo scopo di raggiungere Alfredo nella sua città, luogo in cui soggiornò per un certo numero di anni il pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, il quale (come dimostrano i lunghi studi da me compiuti sulla sua opera) dall’osservazione della figura di Alfredo trasse oltremodo ispirazione.

alfredo tra i palazzi

 

(Mangiacuore, estratto da pagg. 9-10)

Illustrazioni di Benito Mascitti

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L’incipit di Alfredo
(Mangiacuore, estratto da pagg. 10-11)


Mangiacuore-rovine

Io non so se ce la faccio.
A guardarmi alle spalle, vedo soltanto rovine. Ma non le rovine di Roma antica. Quelle non mi fanno paura, e mi piace camminarci dentro.
La mia Roma di rovine ha i muri scrostati di Centocelle dove sono stato bambino e poi ragazzo e poi la mia famiglia si è trasferita a Monte Sacro. Però a Centocelle ci tornavo con il motorino tutti i pomeriggi dopo la scuola, perché lì avevo gli amici, che forse amici non erano. Forse, era solo un trascinare in gruppo le nostre solitudini cercando un senso.
disperazioneIo, in tutto quel cercare, mi sono trovato per le mani anche la polvere. Dicevano che era buona e che calmava l’angoscia. 
Era vero e mi piaceva e mi sentivo forte e non avevo più paura. Poi ho iniziato a venderla, e questo mi dava la sensazione di essere importante, tutti mi cercavano e mi rispettavano. Ero come un dio, ero potente. Avevo finalmente la mia bella maschera la indossare e non mi sentivo più inferiore a nessuno e guadagnavo un mucchio di soldi, che sono tutte cose che per la gente hanno valore. Poi succede che la polvere copre tutto e non esiste più nulla all’infuori di lei. Eppure credevo di abbracciare il mondo intero.
In realtà, non avevo capito un cazzo. Ci ho impiegato molti anni per capire. Anzi, forse ancora non ho capito un bel niente. L’unica cosa che so è che se guardo indietro vedo una discarica, e mi sembra che sia quello il mio posto.
C’è una ragazza del nord che viene a cercarmi e mi dice cose belle nell’orecchio e mi bacia a lungo. Non ha paura delle mie cicatrici. Mi legge pagine che non lo so proprio da che libri vengono, puliscono le piaghe ma anche fanno male un bel po’. Mi abbraccia e dice che sono tossico e creo dipendenza e che le tocca fare tutti quei chilometri per avere la sua bella dose di me, e allora ridiamo insieme e ogni cosa diventa più leggera.
In quei momenti non ci penso, alla discarica. Ma sono solo momenti. Chiuso in una stanza insieme a lei mi pare che posso anche raccontarmi senza fingere, ma non sempre ci riesco.
Poi esco fuori e mi sento addosso gli sguardi.
Soprattutto, mi sento addosso il mio.
Lo so che per distoglierlo basterebbe toccare la polvere ancora una volta, e poi ancora. Ma io non voglio. Però non lo so, se ce la faccio. Mi sembra che se non torno indietro devo mettermi una maschera nuova che su di me non è nemmeno credibile e mi sento ridicolo.
La ragazza dice che non è obbligatorio mettersi le maschere, ma a me mi pare che il mondo vada avanti così.

 

Mangiacuore - maschere

 

(Mangiacuore, estratto da pagg. 10-11)

Illustrazioni di Benito Mascitti