Mangiacuore su “La Gazzetta di Parma”

di Francesca Bonafini

Recensioni a “Mangiacuore”

Gazzetta di Parma, 12 febbraio 2008
recensione di Alberto Sebastiani

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Gazzetta di Parma
12 febbraio 2008
Alberto Sebastiani

C’è un masochismo pervicace nei due protagonisti di «Mangiacuore», il romanzo d’esordio di Francesca Bonafini, che pubblica il suo primo libro per Fernandel dopo una lunga gavetta tra riviste e antologie, in particolare Quote rosa, uscita sempre per Fernandel, curata da Grazia Verasani e Gianluca Morozzi. «Mangiacuore» è un libro che affronta un tema non facile. La copertina (assai poco accattivante) non tragga in inganno.
La Bonafini racconta una storia a due voci: lui, Alfredo, tossico romano, o ex tossico, tra comunità, fughe, liti in casa con la famiglia; lei, studentessa fuorisede a Bologna, impegnata socialmente, idealista, forse debole, forse forte, non lo sa neanche lei. Si conoscono a Milano: lei volontaria, lui in comunità, ricoverato. Da lì l’amore, raccontato attraverso due monologhi che si intrecciano, e dicono tutte le difficoltà, gli idilli mancati e impossibili, la volontà (o il masochismo) di voler sempre andare fino in fondo a ogni cosa, a ogni situazione, a ogni parola, alla ricerca di un senso, forse. E forse è amore e forse non lo è. Forse sono due solitudini che non dialogano, ma appunto monologano, cercando, forse appoggiandosi l’uno all’altro, quel senso, quell’essere che non riescono a trovare.
Forse sono la stessa persona, che ha preso due strade diverse, e che per un tratto si è rincontrata, quasi a volersi chiarire, prima di ridividersi. Sono tanti, troppi, i «forse» di questa storia. Ed è il suo bello. Non ci sono risposte chiare, né lieti fini possibili. Anzi, «forse», l’esistenza stessa di una storia di questo tipo è un lieto fine, indipendentemente dal suo finale. Francesca racconta questi complicati «forse» senza toni lacrimevoli, con uno stile che tende all’oralità, ma che gioca con la lingua letteraria, con citazioni, creando un ritmo e una situazione che dice, a suo modo, il caos interiore dei personaggi. Anche se in alcuni momenti questo gioco stilistico non è perfettamente riuscito, resta comunque un ottimo esordio.

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